mercoledì, dicembre 29, 2010

Le Feste del Piccolo Yang


Nell'attuale periodo di feste solstiziali, il Natale e il Capodanno, il cui significato principale è connesso con la rinascita della luce, anche il nostro organismo si predispone ad un rinnovamento - che per ora è soltanto in fieri: in noi c'è il piccolo seme Yang di nuove energie vitali. Secondo la Medicina Tradizionale Cinese sono principalmente i Reni (nel senso orientale, più ampio e coinvolgente la psiche) a riprodurre questo nucleo Yang e a custodirlo. Pur essendo in gran parte originato dalle cosiddette Energie Ancestrali (cioè genetiche, quelle della nostra vitalità di base che ci segue dalla nascita alla morte) stimolate dalle Energie Ancestrali Macrocosmiche - quelle della Natura, in questo momento dell'anno il nucleo di Yang appena rinnovato va protetto e anche nutrito, perché la sua specificità è la crescita, la futura manifestazione. Ecco allora che nella stagione più Yin, quella del freddo invernale, diventa importante il nutrimento, l'energia nutritiva assunta dall'esterno, dall'ambiente, sottoforma di cibo, acqua, aria, luce, la quale va a sostenere e far sviluppare il piccolo Yang interno ed essenziale - come fosse un piccolo seme all'interno della terra. Gli organi (sempre nel senso della Medicina Cinese) che più sostengono questa fase di nutrimento sono la Milza insieme con lo Stomaco - "laboratori delle trasformazioni" e sedi della maturazione delle energie nutritive e post-natali. Al di là del tecnicismo Yin-Yang - che a volte rende le spiegazioni forse poco comprensibili - possiamo dire che le celebrazioni di queste feste, l'abbondanza di relazioni affettive in ambito familiare o altro, di regali, di luminarie e di cibo, hanno la loro giusta motivazione nella necessità di nutrire la vitalità interiore appena rinnovata secondo il ciclo naturale e stagionale. In effetti, anche se siamo parte di una civiltà per certi versi artificiale e distaccata dai bioritmi, ancora avvertiamo inconsciamente il profondo significato del ciclo annuale - che ha ripercussioni sulla psiche e sul corpo, e che è a fondamento dei riti di antiche civiltà e culture.

Dopo i festeggiamenti per la rinascita, corrispondenti al momento in cui un nuovo seme attecchisce nel terreno e che vanno dal 25 dicembre fino al 6 gennaio (i 12 giorni che ripropongono simbolicamente i 12 mesi dell'anno, i 12 segni dello zodiaco e i 12 canali energetici dell'Agopuntura), segue un periodo di riposo, di oscurità e protezione, silenzio e calore, della durata di circa un ciclo lunare - fino alla luna nuova più vicina agli inizi di febbraio. Dopo di che lo Yang rinnovato può dirsi consolidato: ha messo salde radici e può svilupparsi producendo i suoi effetti in maniera progressivamente più visibile nell'ambiente, nell'organismo fisico e nella psiche degli esseri viventi.

Naturalmente ogni individuo ha le sue particolarità e il suo percorso, ma le influenze ambientali e collettive hanno il loro peso. Nella Medicina Tradizionale e in antiche pratiche alchemiche era considerato importante conoscere e equilibrarsi ai ritmi della natura, per assorbirne pienamente il potere energetico e trasmutarlo. Per raggiungere questo scopo si utilizzavano tecniche come il Qigong, la respirazione, l'alimentazione e la meditazione. In altre parole, il senso sta nell'aprire la propria piccola individualità alla grande vita naturale e universale, superando i personalismi e le chiusure, sciogliendo il naturale egocentrismo di ogni creatura vivente in una partecipazione più vasta e misticamente più soddisfacente.

martedì, settembre 28, 2010

Dieta numero 8.


Chi conosce la Macrobiotica sa che Georges Ohsawa codificò diversi tipi di dieta, di cui la numero 7 è l'ultimo e il più alto: essa consiste nell'alimentarsi per un certo periodo di tempo - normalmente per dieci giorni - di soli cereali integrali, allo scopo di depurare l'organismo e recuperare la forza di auto-guarigione. Tuttavia lo stesso Ohsawa scriveva che un vero macrobiotico deve poter mangiare di tutto seguendo sia il raziocinio che l'intuizione. Mi permetto, dunque, di aggiungere - per scherzo e un pò per provocazione - un ulteriore livello alimentare: quello che io chiamerei della dieta n. 8 , nel quale - secondo le indicazioni dello stesso Maestro della Macrobiotica - si pratica la libertà e la "dieta" non è più tale, non è più regola, ma equilibrio fra spontaneità e ricerca del benessere. Qual è, dunque, e in che consisterebbe questa nuova pratica? Innanzitutto, prerequisito essenziale di una corretta alimentazione, è la certezza che il cibo fa bene, è qualcosa di cui abbiamo estremo bisogno - proprio come dell'acqua. Nel cibo ci sono quei costituenti, quei materiali essenziali alla vita (perlomeno su questo piano di esistenza)! Già avere piena consapevolezza di ciò significa aver sconfitto quel sottile malessere, quella sorta di senso di colpa che chi si sottopone ad un regime alimentare tende ad avere nei riguardi del cibo. Certamente, come tutte le cose positive, se usato male esso può danneggiarci; però, in condizioni normali, l'organismo è perfettamente in grado di compensare tutti gli "errori" alimentari. Secondo gli estremo-orientali gli organi della digestione sono il "laboratorio delle trasformazioni" mediante il quale il materiale introdotto mangiando viene trattato e trasmutato secondo i bisogni dell'organismo. Non si tratterebbe di un processo del tutto meccanico: il laboratorio in questione sarebbe in grado di ricavare le giuste sostanze anche da materiali inadeguati o carenti - naturalmente entro certi limiti. Ecco perché un'alimentazione abbastanza variata è buona garanzia di una corretta nutrizione: un apporto vario di sostanze, di sapori, di colori, di profumi può risultare completo anche ove dovessero esservi degli squilibri, delle mancanze nutritive, questo perché l'organismo trasmuta, opera delle alchimie. Quindi, in un'epoca come la nostra - parlo per l'Occidente - non dovrebbero esserci problemi alimentari, senonché proprio noi occidentali abbiamo un grande demone, un nemico, un fattore di grande squilibrio: la quantità! Un eccesso di cibo ne modifica anche l'eventuale buona qualità, la varietà, eccetera. Del resto l'eccesso di quantità è ciò che avvelena gran parte della nostra vita globalizzata e moderna: dalle scelte economiche, alla cultura, alla politica, allo spettacolo, sembra che siano soltanto i numeri nel loro aspetto quantitativo a contare... ma questo è un altro discorso. Per tornare all'alimentazione, direi che la sfida sta nel privilegiare la qualità delle nostre scelte. Però - considerando qualità e quantità come due estremi polari - se l'ago della bilancia va verso la qualità... deve contemporaneamente allontanarsi dalla quantità! Se un cibo di buona qualità è in eccesso, l'effetto sarà comunque negativo: la quantità cambia la qualità. Interpretando la qualità del cibo come un fattore Yang, la quantità ne è l'opposto polare - Yin. Se si mangia troppo, e con costanza, per abitudine, si diventa sempre più Yin: obesità, perdita di energie, diabete, ipertensione, eccetera. D'altra parte le diete, normalmente, per ristabilire l'equilibrio, prescrivono l'eliminazione di certi alimenti, la loro drastica riduzione. Paradossalmente anche questo accorgimento può risultare Yin, e quindi andare nel senso dello squilibrio: infatti i sapori, i colori dei cibi contengono elementi imponderabili, sottili, energetici, di tipo Yang. Eliminarli significa esasperare lo squilibrio, già Yin di per sé. Anche se la riduzione quantitativa dei cibi prescritta dalle diete tende a yanghizzare l'organismo, che momentaneamente può anche perdere peso, tale effetto risulta soltanto apparente e temporaneo: la mancanza di certe qualità di alimenti non può realmente portare verso lo Yang, nonostante la riduzione quantitativa di cibo. Per assimilare i giusti fattori Yang, quelli necessari al nostro specifico organismo e alla nostra individualità, dobbiamo reimparare a mangiare ciò che realmente desideriamo, al di là dei sensi di colpa e delle regole alimentari! Seguire il desiderio - che è energia vitale - è Yang, yanghizza fortemente. Però dobbiamo contemporaneamente ridurre Yin, cioè la quantità. Queste sono le prime e fondamentali indicazioni della... dieta numero 8!

martedì, settembre 21, 2010

Alimentazione.



Personalmente sono piuttosto attratto dalle classificazioni alimentari della Macrobiotica di Georges Ohsawa, Micho Kushi, Naboru Muramoto e altri. In particolare penso che Ohsawa, il fondatore di questa versione moderna di antiche pratiche alimentari e terapeutiche estremo-orientali, abbia avuto un grande carisma e un'impostazione originale, intelligente e accattivante. Non tutto ciò che ne è derivato è degno di lode e - parlo sempre secondo il mio giudizio personale - soprattutto le moderne rielaborazioni della Macrobiotica non vanno molto oltre una rigida, pedissequa e poco vitale adesione ad austere regole alimentari. Eppure Ohsawa diceva anche che la vera alimentazione macrobiotica inizia quando si è in grado di mangiare tutto, senza nessuna limitazione oltre quella suggerita di momento in momento, di pasto in pasto, dalla propria riacquistata sensibilità alimentare. Le regole, insomma, ad un certo punto vanno abbandonate, superate. Bastano la comprensione di quello che si fa e l'intuizione, facoltà che ci permettono di utilizzare il principio Yin-Yang per mantenere o migliorare la nostra salute. Secondo me è proprio vero: acquisita la conoscenza dello Yin-Yang, poi sviluppata una certa capacità immediata di libera valutazione, percezione, intuizione, possiamo comportarci normalmente, seguendo un'alimentazione anche molto variata e "normale", riuscendo ad equilibrarne tutti i fattori e componenti.

mercoledì, giugno 09, 2010

Elementi per l'analisi


Le antiche forme di conoscenza, considerate generalmente dagli odierni scienziati nient'altro che primitivi balbettamenti, prevedevano anch'esse una valutazione analitica dei fenomeni e una loro classificazione. Dico in generale, senza indicare in particolare la medicina ippocratica oppure l'Ayurveda indiano o, ancora, la Scienza del Principio Unico degli estremo-orientali, cioè lo Yin-Yang. Poiché, però, la concezione della "materia" tendeva ad essere differente, altrettanto lo erano gli strumenti di riflessione: non si credeva, infatti, che il mondo quale lo percepiamo fosse separato dalla dimensione interiore, spirituale, bensì fossero un tutt'uno - di cui, oltretutto, la realtà "sottile" era considerata la più importante. Difatti "sottili" erano le classificazioni dei fenomeni, basate sugli elementi, ma oggi dire "terra, acqua, fuoco, aria, etere" non rende più il significato originario, simbolico e analogico, essendo imperante l'erronea convinzione che si alludesse in modo infantile e grossolano ai costituenti chimico-fisici della materia. Non è proprio così. Il corpo umano, ad esempio, era visto come un insieme di aggregati elementali: solido - la carne, le ossa (terra); liquido - secrezioni ed escrezioni, sangue, linfa e simili (acqua); gassoso - il respiro (aria); nervoso - le ramificazioni degli impulsi, l'intelligenza, il calore (fuoco); imponderabile - l'energia vitale, la forza misteriosa della natura che prende svariate forme, ma resta unitaria in sé (etere). Inoltre il richiamo agli elementi, per analogia, poteva estendersi a spiegare cose apparentemente molto lontane, unendo sotto lo stesso simbolo - poniamo la terra - ossa, denti, tessuto muscolare, e perfino sicurezza interiore, memoria, placidità, fermezza, oppure ottusità, depressione, oscurità. Anche le malattie erano "analizzabili" con gli elementi, e così le terapie, le medicine, i cibi, e tutto senza macchine diagnostiche, bensì con la sola capacità di osservazione, l'ampliamento delle facoltà percettive e l'affinamento dell'intuizione.

venerdì, aprile 09, 2010

Malattia stagionale


Per la medicina orientale i cambi stagionali hanno grande importanza: si tratta di momenti cardine del ciclo annuale in cui le proporzioni di Yin e Yang variano e le polarità si alternano. Sono momenti critici nei quali - proprio a causa delle inversioni di polarità e delle mutazioni energetiche - si è più sensibili e vulnerabili. Attualmente (e finalmente) il nostro clima volge al bello, dopo un inverno molto umido e piovoso. L'umidità è un fattore climatico Yin che, se penetra come "energia perversa" all'interno dell'organismo, favorisce i gonfiori, la pesantezza, i ristagni, il "flegma" e il muco, l'immobilità, i dolori fissi. A seconda della zona in cui si localizza, cioè del settore funzionale o dell'organo colpito, le caratteristiche enunciate possono mutarsi in una specifica malattia. Personalmente, pur avendo resistito pressocché in salute per tutto l'inverno, una quindicina di giorni fa ho avuto un'improvvisa sindrome influenzale con febbre molto alta e bronchite con tosse rilevante. Nei termini della medicina cinese si tratta di un attacco di umidità che è penetrata nei polmoni insieme al freddo. La febbre rappresenta la reazione "calda" dell'organismo che, se protratta e esagerata, anch'essa presenta delle controindicazioni e può produrre un aggravamento della patologia: il freddo in eccesso si trasforma in calore. Poiché l'origine della malattia è Yin (freddo-umido), le medicine e l'alimentazione devono essere di polarità opposta, Yang: tisane calde, cibi ben cotti e "riscaldanti" per riequilibrare l'interno, la profondità dell'organismo. Con l'agopuntura, invece, è bene "raffreddare" la febbre e le irritazioni all'esterno con procedimenti di sedazione del meridiano energetico dei polmoni e della parte alta del corpo - dove si dirige maggiormente il calore patogeno. Perché si è ingenerata la malattia? A mio parere, proprio nel momento in cui il clima suggeriva un cambiamento al bello, l'organismo ha - per così dire - abbassato le difese (energia difensiva "Wei"), predisponendosi alla nuova stagione. Però, come abbiamo visto, in realtà vi sono stati dei ritorni improvvisi al clima freddo-umido e le energie patogene, nel mio caso, sono riuscite a penetrare. Quando si avvicina la stagione calda e primaverile, che ha polarità Yang, l'organismo si equilibra al clima diventando più Yin: più ricettivo, più ricco d'acqua e orientato verso l'alto e l'esterno. Se il clima vira bruscamente e nuovamente verso lo Yin (pioggia, coperto, freddo), l'organismo può precipitare verso un eccesso interno e/o esterno di Yin. Naturalmente ci si potrebbe difendere dalla malattia stagionale con esercizi rinforzanti appropriati e una corretta alimentazione tendente allo Yang (non troppi liquidi, zuccheri, frutta e verdure crude), così da non virare troppo velocemente verso lo Yin.

mercoledì, ottobre 14, 2009

Torna il freddo.


Almeno da queste parti comincia a farsi sentire la stagione fredda nelle sue prime manifestazioni: soprattutto di mattina e di sera bisogna coprirsi un pò di più, anche se durante il resto della giornata capita di avere momenti di caldo in cui addirittura si suda. Secondo la dialettica Yin-Yang, naturalmente, la stagione fredda è di qualità Yin: l'ambiente atmosferico diventa progressivamente sempre più Yin, aumenta l'oscurità (le giornate si accorciano), si avvicina il gelo autunnale e poi invernale, viene la pioggia o la neve. A causa di ciò gli esseri viventi hanno la tendenza naturale a cercare il loro equilibrio volgendosi verso la polarità opposta, lo Yang, e preservandola all'interno dell'organismo stesso. Il calore diventa importante e prezioso, così la luce e l'attività fisica - il movimento - tutte cose che vanno opportunamente utilizzate e mantenute. Ci si chiude e ci si copre proprio per conservare lo Yang, per non disperderlo. Secondo la fisiologia e la medicina dell'Estremo Oriente, inoltre, è importante fare esercizi di respirazione e movimenti energici proprio finalizzati allo scopo di creare calore ed energia e conservarli nel Dantien (Campo di Cinabro inferiore), cioè nel serbatoio energetico posizionato sotto l'ombelico. Questa conservazione della vitalità Yang in condizioni atmosferiche Yin è propria anche degli animali e delle piante, anche loro cercano calore e luce. La vegetazione invernale è meno espansa, estesa, allungata e tenera di quella estiva - e anche meno ricca d'acqua, come volesse asciugarsi, ripiegarsi su sé stessa e custodire al proprio interno l'essenza vitale. La dialettica Yin-Yang può anche interpretarsi come energia (Yang) e sua assenza (Yin). Il Sole, massima fonte di energia, si immerge nella profondità della terra, privando il mondo della sua presenza - si tratta di un tema mitico presente in tutte le culture. Ciò accade durante la notte e, in un certo senso, anche nella stagione autunnale-invernale. Si può dire che la stessa cosa accade agli organismi viventi: l'energia si immerge nella profondità, si ritira all'interno, si nasconde, proprio come il Sole. C'è anche un significato psicologico-spirituale: la luce della coscienza si ritira nell'intimo di fronte alle difficoltà, alla malattia, alla morte. Il viaggio notturno del Sole: l'esplorazione, da parte della coscienza, dei contenuti inconsci - o, forse, meglio - sconosciuti della mente, del cuore e della vita. La stagione "brutta" questo suggerisce, questo confronto e questo dialogo fra io e non-io, conscio e inconscio. Non a caso alcune celebrazioni autunnali tradizionali alludono proprio al contatto con la morte, il "regno dell'oscurità", l'ombra, l'ulteriore - vedi, nella nostra cultura occidentale, le feste di Halloween-Ognissanti e dei Morti.

lunedì, dicembre 01, 2008

Vino


Secondo la Macrobiotica il vino va classificato come alimento yin. Questo perché produce ebbrezza e, progressivamente, torpore - fino ad arrivare alle note patologie a carico del fegato: tutte cose che rientrano effettivamente nella categoria dello Yin. Tuttavia, pur riconoscendo come valide queste osservazioni, credo che non si possano dimenticare gli effetti tonici e riscaldanti del vino - quindi classificabili nella categoria dello Yang - effetti per i quali è stato già usato nell'antichità come medicina o come veicolo per altri medicamenti apportatori di "calor". Naturalmente è tutta una questione di quantità: ogni eccesso tende a mutarsi nel suo opposto. Se una moderata quantità di questa bevanda può produrre nell'organismo risultati yang, una quantità più elevata genera velocemente l'opposto - e più spesso in senso negativo, distruttivo. Il vino condensa in sé le qualità del sole (yang) e della terra (yin) ed è portatore di connessioni simboliche che da sempre gli sono state riconosciute con il sangue, la vita, l'amore, l'essenza, la verità. Sembra che la parola "vino" (vinum, oinos, wine, wein, vin, vinho) abbia una radice etimologica sanscrita comune con "Venus", la dea Venere - con tutto ciò che ne consegue! Normalmente viene classificato in base al colore, come rosso o bianco. Il primo, corposo, del colore del sangue, con effetti maggiormente riscaldanti, è più yang. Il secondo, associabile con l'essenza, i succhi vitali, leggero nel sapore, è più yin.

giovedì, settembre 11, 2008

Morbo di Alzheimer



Pare che questa malattia di Alzheimer sia oggi fra le più comuni manifestazioni di declino senile e di demenza. La causa è attualmente sconosciuta, sebbene diversi fattori sono noti per essere implicati nel suo sviluppo: per esempio l'insufficienza dei neurotrasmettitori (acetilcolina, somatostatina, eccetera) indispensabili alle comunicazioni tra neuroni, oppure fattori ambientali quali l'esposizione a sostanze pericolose per la salute o, ancora, infezioni che colpiscono il cervello o il midollo spinale. Sono anche stati riconosciuti elementi genetici che potrebbero essere causa di trasmissione ereditaria della predisposizione alla malattia, ma nulla di tutto ciò sembra chiarire veramente il meccanismo della sua insorgenza. Possiamo, però, notare come nella nostra epoca ipercerebrale e incentrata sulla comunicazione e sull'informatica, il cervello umano contrae una malattia che sembra proprio un attacco diretto all'attuale modo di vivere.
Per ciò che riguarda la medicina cinese e la dialettica Yin-Yang il morbo di Alzheimer non può che essere Yin: la graduale perdita di funzioni, di coordinamento, di attività ne sono un chiaro segno. In particolare, dal punto di vista eziologico, l'organo cuore - secondo il punto di vista cinese - può essere all'origine dello squilibrio: infatti esso è la sede dello Shen, dello "spirito", cioè della mente, del linguaggio e delle facoltà intellettive. Anche i reni possono essere implicati, essendo la sede della "volontà" - e quindi anche della memoria e della coordinazione spazio-temporale del comportamento. Poiché l'approccio della medicina orientale ha delle caratteristiche che noi definiremmo "psicosomatiche", le cause fondamentali per il prodursi delle malattie vengono innanzitutto ricercate nello stile di vita, nell'alimentazione e nella visione delle cose. L'oscuramento dello Shen del cuore può ascriversi caratterialmente all'eccesso di preoccupazioni, di "pensieri", protratto magari per anni, fino al danneggiamento dello spirito e dell'intelletto. Un corretto sistema di vita e il giusto modo per affontare i problemi esistenziali è stato elaborato dall'Oriente nelle tecniche di meditazione, nella cosiddetta "apertura della coscienza", considerata la prima e la più alta forma di medicina. L'insufficienza dell'essenza dei reni può invece prodursi per eccessi comportamentali come super-lavoro, scarsa attenzione alla salute fisica, eccessi sessuali, tutto ciò protratto al punto da esaurire il "mare del midollo", cioè i reni, sede delle energie genetiche e ancestrali. Tale esaurimento, oltre ad incidere sulla memoria e sulla capacità decisionale, può essere preceduto o accompagnato da prematura perdita dei capelli o deterioramento della dentatura, incontinenza e altro. Nelle demenze senili possono accompagnarsi allo squilibrio del cuore e dei reni anche altre manifestazioni tipicamente osservate e codificate nella medicina cinese, come stagnazione del sangue e accumulo di flegma torbido, specificità comprensibili soltanto con una conoscenza approfondita di questo tipo di approccio diagnostico e terapeutico.
In sintesi, però, riguardo al concetto generale di Alzheimer, di arteriosclerosi e demenza senile rimane sempre illuminante l'insegnamento che il medico Qi Bo da all'Imperatore Giallo nel primo capitolo del Nei Jing (il classico di medicina interna) : "Gli uomini dell’alta antichità erano osservanti della "Via" (Dao). Si regolavano sullo Yin/Yang e raggiungevano l’armonia con la divinazione e i numeri. Bevevano e mangiavano con misura, lavoravano e si riposavano con regolarità, non si estenuavano in attività sconsiderate potendo così mantenere l’unione del corpo e degli spiriti, arrivavano alla fine dell’età naturale e centenari se ne andavano. Per gli uomini di oggi niente di tutto ciò! Dell’alcool fanno uso smodato, della cattiva condotta la loro norma: entrano completamente ubriachi nella camera da letto, lasciano che le passioni prosciughino le loro essenze e la dissolutezza dilapidi la loro natura autentica, incapaci di mantenere la pienezza dirigono i loro spiriti a sproposito, con l’affaccendamento eccitano il loro cuore andando contro la gioia di vivere, senza moderazione si attivano o si riposano e così a metà strada dei cento anni declinano."
E' un testo molto antico ma di sorprendente attualità, no?

mercoledì, gennaio 30, 2008

Macrobiotica


Ho studiato e praticato la Macrobiotica in passato, ma attualmente non aderisco a questa scuola dietetica. La ragione è che ritengo sia troppo restrittiva, sebbene possa occasionalmente essere molto utile per un periodo limitato, come terapia. A dire il vero, nei pochi anni in cui l'ho praticata, ne ho avuto un'esperienza positiva, salutare. Però oggi mi sono convinto che è migliore una dieta più varia e... rilassata (anche se sono vegetariano da 33 anni!). Ad ogni modo sono parecchio interessato all'approccio Yin-Yang alla dietetica e alla terapia in genere. lo Yin-Yang è una buona guida, una bussola, un modo di orientarsi e di capire, ma è altrettanto importante non essere troppo rigidi o schematici e prestare attenzione ai bisogni individuali. Apprezzo molto l'approccio flessibile e di larghe vedute della Medicina Tradizionale Cinese, che considera ogni sostanza e ogni cibo come potenziale medicina se usato nel giusto modo.

La Macrobiotica, rispetto alla Medicina Tradizionale, utilizza Yin-Yang in un modo che risulta strano a chi è già esperto del punto di vista cinese: per esempio normalmente lo Yin viene considerato come contrazione e lo Yang come espansione; ebbene la Macrobiotica insegna esattamente il contrario: Yin = espansione, Yang = contrazione. La ragione di ciò, dicono, sta nel fatto che la M.T.C. si concentra sull'aspetto energetico (movimento, attività-passività), mentre la Macrobiotica focalizza sull'aspetto fisico-materico (consistenza, durezza-morbidezza). Il rischio, naturalmente, è la confusione, però non credo che la visione macrobiotica sia sbagliata, perchè penso che Yin-Yang siano termini relativi e in costante cambiamento, anche dal punto di vista concettuale! D'altra parte anche nell'antichissimo testo filosofico-divinatorio dell'Yi Jing (I Ching), le linee che compongono gli esagrammi sono spezzate (Yin) o intere (Yang): le prime sono prive di coesione e sono dette morbide; le seconde sono coese e sono dette solide. Qualsiasi cosa sia privo di forza coesiva è, secondo il punto di vista fisico-strutturale, in espansione, dispersione e rilassamento, come i tessuti corporei quando ritengono i liquidi - e ciò e Yin! Al contrario, quello che ha forza coesiva ed è compatto è simile ad un muscolo in contrazione - ed è indubitabilmente Yang!

Per questi motivi, alimentarmente, la Macrobiotica giudica la frutta come estremamente Yin (ricca d'acqua, espansa, poco sostanziale) e la carne come estremamente Yang (solida, densa, forte). Preferisce così evitare i cibi estremi e utilizzare in prevalenza alimenti più equilibrati come i cereali e e le verdure. Esistono, comunque, distinzioni anche all'interno di ogni categoria alimentare. Per esempio fra le frutta la mela e la fragola sono più Yang, il melone e l'anguria sono più Yin. Riguardo alla carne il maiale e il manzo sono più Yin, mentre l'agnello, il salmone, le aringhe sono più Yang.

Risultano importanti anche i procedimenti di cottura: la bollitura in acqua è più Yin. La cottura alla griglia è Yang. Non cuocere lasciando i cibi crudi è più Yin...

Latte e derivati.


Circa il latte, i latticini e i formaggi la Medicina Tradizionale Cinese ritiene che essi nutrano il Qi e il Sangue, specialmente per ciò che riguarda il cuore, i polmoni e lo stomaco. Secondo la Macrobiotica (derivazione giapponese moderna di questa disciplina, soprattutto per ciò che riguarda la dietetica) invece il latte andrebbe addirittura evitato, essendo soltanto adatto agli organismi in crescita, agli infanti, e non agli adulti! Sempre nell'opinione macrobiotica il formaggio stagionato è più Yang, mentre quello fresco è più Yin. La controindicazione di questi alimenti per la Medicina Cinese starebbe nel fatto che essi producono "umidità" (un concetto tipico di questa scienza): un eccesso di questo fattore va a detrimento della salute, specialmente nella nostra alimentazione attuale, così sovrabbondante e talvolta ricca di grassi. In altre parole latte e derivati risulterebbero produrre effetti troppo Yin (mancanza di energia, gonfiori, allergie, obesità, eccetera). Tuttavia dipende dai bisogni e dalle situazioni individuali, non si può generalizzare troppo. Per esempio nella pratica dello Yoga, particolarmente quando si insiste molto sugli esercizi di respirazione (Pranayama), si dice che bisogna bere latte e mangiare latticini perché producono "muco", necessario ad aiutare e proteggere i polmoni...

venerdì, gennaio 18, 2008

Sta tornando.


Lo yang sta tornando. Tutti quanti, penso, avvertiamo già nell'aria l'avvicinarsi della stagione chiara: qualcosa di lieve e luminoso nell'aria, un senso di risveglio. E' quanto accade a partire dal solstizio d'inverno: lo yang che, apparentemente, era stato eliminato dalle forze yin, l'oscurità, il freddo, la pioggia, ritorna a manifestarsi. Nella tradizione cinese, però, il risveglio effettivo di questa forza, l'inizio della sua manifestazione - il momento in cui la percezione di essa diventa veramente palese, si pone in una data prossima al 5 febbraio, in dipendenza anche del ciclo lunare. Secondo il computo dell'estremo oriente nel 2008 sarà il 7 febbraio a rappresentare il primo giorno di primavera e il capodanno. C'è da dire che il periodo fra il solstizio d'inverno e il primo giorno dell'anno cinese è un momento di riposo, di stasi, in cui in cui lo yang appena rinato va custodito, coltivato, non va affaticato, non bisogna utilizzarlo o sprecarlo - bensì aiutarlo a crescere. Esistono una serie di pratiche nel Qigong e nell'alchimia taoista adatte a questo, ma in sostanza, per riportare il concetto ai nostri giorni e alla nostra civiltà, direi che in questo momento dell'anno sono essenziali il riposo, un esercizio fisico e respiratorio moderato, una certa attività immaginativa e progettuale per il nuovo anno, ponendosi e coltivando - per ora a livello soltanto embrionale, senza sforzi - degli obiettivi che possano rinnovare in noi la speranza e la forza vitale.

giovedì, dicembre 20, 2007

Nel vuoto.



Siamo nel periodo più "vuoto" dell'anno, più dematerializzato, più freddo più buio, più Yin. La nostra realtà si è disfatta, decomposta, ha perso consistenza. Così i nostri corpi, che cerchiamo di proteggere e mantenere insieme coprendoli con indumenti pesanti e sciarpe, con i riscaldamenti accesi. Siamo entrati nell'immanifesto, nell'inespresso. Andiamo a riscoprire l'essenza sottile delle cose, l'invisibile, il nulla, la morte. Fra Ognissanti e Natale navighiamo in un buio fangoso e gelato, nella fame e nella privazione. Quando tutto finisce, però, è allora che ritroviamo il valore, ciò che conta, il nucleo principale delle cose, il loro significato. E' quanto sta accadendo adesso, proprio domani, al solstizio d'Inverno. Ritroviamo l'essenza Yang delle cose, la luce e il calore, e tutto rinasce. L'energia e lo spirito ritornano a vivificare la materia, ad immergersi in essa. La morte è superata, sconfitta, perchè un nucleo di vita, di futura vita manifesta, è tornato ed ha attecchito proprio nel centro della terra desolata e fredda. Per questo ci incontriamo a festeggiare, per questo mangiamo tanto, per nutrire, per crescere, per celebrare.

giovedì, gennaio 25, 2007

Le Dodici Stelle - lo "Stomaco 36".




Esiste in agopuntura un gruppo di punti noti come le "Dodici Stelle". Tale appellativo fu attribuito da un medico cinese del XII secolo di nome Ma Dan-yang ad alcuni punti che, sinegicamente o da soli, avevano un ampio e profondo valore terapeutico. In effetti ancora oggi essi sono considerati molto importanti e utili per curare moltissime malattie. Vorrei qui soffermarmi su uno di essi in particolare, il trentaseiesimo punto del meridiano dello stomaco. Il nome cinese - Zusanli - indica in primo luogo la localizzazione, cioè l'arto inferiore (Zu); la seconda parte del nome (San-li) può essere tradotta come "tre li", cioè tre "misure", essendo il "li" cinese una unità di misura della distanza. Di questo appellativo vengono date diverse interpretazioni: qualcuno pensa ad un riferimento ai "Tre Bollitori" dell'organismo (alto, medio, basso: un concetto della medicina tradizionale su cui ora non mi soffermo), qualcun altro crede che l'uso di questo punto potesse mettere in grado le staffette cinesi che recapitavano dispacci di correre più a lungo e più lontano di "tre distanze" o "tre valli", altri osservano che l'ideogramma "li" ha la stessa pronuncia di un altro che significa anche "rettificare, regolare" e, quindi, credono che ci sia un riferimento a questo tipo di azione. In ogni modo la tradizione medica cinese riconosce al punto Zusanli - Stomaco 36 le seguenti virtù terapeutiche:
- nutrire la Milza-Pancreas e lo Stomaco (il "Laboratorio delle Trasformazioni")
- tonificare il Sangue
- tonificare le Energie Ancestrale, Nutritiva e Difensiva e il Qi in genere
- disperdere le Energie Patogene (Caldo, Freddo, Umido, Secco, Vento)
- rimuovere le stasi dai canali energetici
L'uso di questo punto può sembrare una specie di panacea - e in un certo senso lo è. L'idea di base, comunque, credo sia questa: la funzione "Stomaco" è centrale per il benessere di tutto l'organismo, proprio perché legata all'alimentazione e in particolar modo alla "trasmutazione" del cibo per renderlo assimilabile. Una regolazione dello Stomaco rappresenta, dunque, la base per la vita e per la sopravvivenza: proprio da qui viene la salute. Dobbiamo anche tenere presente il fatto che per la medicina estremo-orientale le funzioni e gli organi tendono ad assumere connotazioni e valenze più ampie di quelle legate alla sola struttura fisica: trasformazione, trasmutazione, assimilazione possono, quindi, indicare funzionalità più generiche e vaste, correlate all'interezza del corpo e della mente e non soltanto ad una loro parte o ad una sezione dell'intero. Il punto n. 36, poi, corrisponde nella classificazione cinese all'elemento "Terra" che significa simbolicamente - appunto - regola, equilibrio, controllo, acquisizione e assimilazione. Da qui, mi sembra, sono ricavabili tutte le indicazioni terapeutiche di cui ho citato soltanto le principali e alle quali se ne aggiungono molte altre tutte collegate ai significati anzidetti. Altra notazione interessante: Zusanli è chiamato anche Xiaqihai, cioè il "mare dell'energia" (qihai) "posto in basso" (xia) - dove quello posto "in alto" è un punto localizzato sotto l'ombelico (Vaso Concezione n. 6) e identificato come la riserva primaria del Qi nel corpo. I due punti, evidentemente, sono in relazione e sinergici.

mercoledì, dicembre 13, 2006

Panettone o pandoro?




Come in altri binomi, anche per il panettone e il pandoro - tipici dolci natalizi - possiamo fantasticare sulla loro possibile valenza yin-yang. Secondo il mio punto di vista il panettone è più concentrato e terrestre: più 'basso', materico, pesante, scuro, con canditi che ne accrescono il valore nutritivo. Il pandoro è più espanso, allungato, tendente verso l'alto, chiaro, meno compatto, se spolverato di zucchero è bianco (lo zucchero ricorda la neve, come nel presepe e sull'albero), è già quasi diviso in spicchi - ha la forma (visto dall'alto) di una stella, dunque la tendenza formale è quella della disaggregazione. In breve il panettone rappresenta la concentrazione centripeta verso la Terra, mentre il pandoro la forza centrifuga che tende al Cielo: dunque, panettone yang, pandoro yin... Però attenzione, dal punto di vista alimentare sono tutti e due molto yin: fanno ingrassare!

martedì, novembre 14, 2006

Dalla cioccolata ad alcune riflessioni sullo Yin-yang.


Con il cacao le antiche popolazioni dell'America del Sud, Olmechi, Maya e Aztechi, preparavano una bevanda dal probabile significato rituale, utilizzata nelle cerimonie religiose: la cioccolata. Poi, gradualmente, a partire dal XVI-XVII secolo, la bevanda si è diffusa alla vecchia Europa ed è entrata nell'uso comune, con successive modificazioni e aggiunte, fino ad entrare in pasticceria sotto forma di barrette, guarnizioni, bon-bon eccetera, eccetera. Il cacao è una sostanza piuttosto Yin: la sua potenzialità è centrifuga, tendente all'espansione, e l'effetto è fortemente psichico, in parte per caratteristiche proprie, in parte per l'aggiunta dello zucchero, degli aromatizzanti, e di altro ancora. Come tutte le sostanze ad effetto Yin, il risultato fisiologico è il rilassamento e la perdita di coesione della struttura organica. Naturalmente dipende dalla quantità: in giuste dosi prevale il primo effetto in forma positiva, in dosi eccessive si tende al secondo effetto in senso negativo.
Per coloro che sono sorpresi dall'accostamento dei termini "espansione" e "forza centrifuga" con lo Yin invece che con lo Yang, faccio presente che questa valutazione segue il sistema giapponese divulgato dal Prof. Ohsawa. Faccio anche notare come nell'I Ching, l'antico testo di filosofia e di metafisica applicata dei Cinesi, la linea spezzata (quindi dal movimento centrifugo, non coeso) rappresenta Yin, mentre la linea intera (quindi centripeta, concentrata, coesa) è Yang. Inoltre i muscoli quando sono tesi e contratti sono Yang, mentre ove sono rilassati sono Yin. Per questi motivi se le caratteristiche di un fenomeno sono più "materializzate" esse risultano Yang, mentre quando sono più "psichiche" o "spiritualizzate" esse sono Yin.
Va sempre, inoltre, ricordato che il Cielo è Yang, mentre la Terra è Yin. Il movimento del Cielo, quindi, va verso la Terra e tende alla creazione-attività-concretizzazione-materializzazione. Il movimento della Terra è verso il Cielo e tende alla ricettività-passività-rilassamento-dematerializzazione.
Per tornare alla cioccolata e terminare questa stramba divagazione fra dolciumi e filosofia, bisogna dire che se il cacao ha un effetto Yin - quindi avente un movimento dalla Terra al Cielo (!) - risulta perfettamente spiegato il suo uso antico nelle cerimonie religiose...

giovedì, giugno 08, 2006

Vocali giapponesi.


La bussola yin-yang può veramente orientare su tutto e, nell'antichità, costituiva la base della Scienza e della civiltà intese in senso estremo-orientale: medicina, astronomia, architettura, politica, comportamento, alimentazione, danza, teatro... Fra il punto di vista cinese e quello giapponese, però, ci sono e c'erano differenze. Questo è legittimo e naturale, perché la dialettica yin-yang non esclude le opinioni contapposte: esse risulteranno sempre complementari da un punto d'osservazione più ampio, proprio come gli stessi yin e yang! Gli antichi saggi non temevano i conflitti, sapevano che essi sono apparenti e che possono sempre essere conciliati. Quando compaiono un conflitto o una contraddizione vuol dire che deve crescere la nostra visione, che dobbiamo aprirla e renderla più flessibile.
Detto ciò vorrei proporre alcune osservazioni sui fonemi della lingua giapponese, in particolare sulle vocali, che sono le stesse che abbiamo nella nostra lingua italiana - pronunciate più o meno nello stesso modo. Ebbene, la loro progressione - scritte dall'alto verso il basso - è diversa dalla nostra ed è la seguente: A, I, U, E, O. La nostra successione vocalica credo sia in relazione con l'apertura della bocca nel produrre la rispettiva fonazione: la pronuncia della A richiede la maggiore apertura e via, via, E-I-O-U, si va verso la maggiore chiusura. In giapponese credo che, invece, la successione sia determinata dal suono in sé - e non dalle caratteristiche che l'organo di fonazione assume nel produrlo. Anche la disposizione nella scrittura dall'alto verso il basso non direi che possa essere casuale: ogni particolare, in quella civiltà, scaturisce sicuramente da un'attenta valutazione delle cose. Da qui, fino al ritenere che lo yin-yang sia da prendere in considerazione anche in questo caso, il passo è breve! Probabilmente possiamo così interpretare (prescindendo dai caratteri scritti, che pure potrebbero essere analizzati): la vocale A è la più alta, la più disponibile verso l'energia del Cielo, e dunque è la più yin. Anche nello Yoga indiano, nella scienza dei mantra, il suo suono è considerato rilassante, avente la funzione di disporre all'abbandono, alla serenità, all'apertura, alla disponibilità. Viceversa la vocale O risulta nella disposizione giapponese la più vicina al Suolo, alla Terra. Quindi si tratta di un suono basso, "concreto", maschile, duro, yang. Per meglio esemplificare la successione di tutti e cinque i suoni vocalici:
A = infinito, espansione, smaterializzazione, apertura, crescita, coscienza, yin
I = energia psichica, interiore, volitiva
U = equilibrio, integrazione, fusione immaginativa e rappresentativa, concettualizzazione
E = energia "eterica", percettiva, sensoriale, vitale
O = limite, concentrazione, concretezza, materializzazione, creazione, ordine, yang
Si tratta, naturalmente, di una interpretazione. Mi sono aiutato anche utilizzando una suddivisione in "piani" o livelli di consapevolezza abbastanza in linea con le concezioni orientali. Non mi meraviglierei se, almeno nelle linee generali o nell'idea, essa risultasse un poco vicina alla realtà...

martedì, febbraio 28, 2006

Riflessologia plantare e auricoloterapia.





Uno dei concetti più interessanti della medicina olistica è quello che ogni parte del corpo contenga, in qualche modo, il tutto - come succede per i frattali o per gli ologrammi: un'idea che non è troppo lontana da alcuni assunti della fisica moderna o anche della genetica che, malgrado lo scientismo di queste discipline, ricordano i risultati filosofici, religiosi e scientifici delle antiche visioni del mondo.
In particolare, in ambito terapeutico, sempre relativamente alle medicine cosiddette alternative, alcune zone del corpo sembrano specialmente adatte a rappresentare l'intero organismo, la sua struttura, i suoi organi interni ed esterni. Mentre l'occhio dell'iridologia e il polso radiale in agopuntura hanno funzioni esclusivamente diagnostiche nel rappresentare la totalità del corpo, l'orecchio e il piede sono particolarmente adatti alla terapia, il primo tramite l'infissione degli aghi cinesi e il secondo per mezzo del massaggio oppure della stimolazione con il calore (per es.: con la moxa). Viene, però, da chiedersi: perché scegliere l'una o l'altra parte del corpo per la terapia se ambedue hanno effetto su tutto l'organismo? Tale scelta è soltanto il risultato della preferenza personale del terapeuta o del paziente, oppure può essere guidata da considerazioni più precise, mirate? Secondo me possono esservi delle osservazioni in grado di indirizzare la scelta della cosiddetta riflessologia plantare o dell'auricoloterapia e il principio della polarità può esserci di aiuto. Per esempio notiamo subito che per ciò che riguarda l'orecchio esso viene spesso paragonato - per la struttura e al proiezione su di esso della forma corporea - ad un embrione, ad un feto raccolto in sé stesso e con la testa verso il basso, quasi a ricordare al posizione prima della nascita. Sulla sua superficie vengono indicati punti precisi per la terapia, con particolareggiati riferimenti agli organi interni, alle ghiandole, al sistema nervoso, al cervello. All'opposto, per i piedi, abbiamo la raffigurazione del corpo adulto, con la spina dorsale ben estesa, in posizione eretta. I piedi, inoltre, nelle raffigurazioni orientali tradizionali, massimamente di origine indiana, raffigurano una sorta di geografia dell'organismo - spesso con l'accompagnamento di lettere sanscrite e disegni più o meno segnaletici o simbolici di zone significative, proprio come per una mappa: ciò ricorda il fatto che il piede è la parte del corpo che serve per viaggiare, per perlustrare il mondo; la geografia dei piedi sembra una geografia fisiologica che corrisponde in qualche modo a quella esterna del mondo - quasi che su di essi vi sia disegnata la mappa del percorso che dovranno seguire o quello che hanno seguito finora. Per esplicitare meglio la polarità delle due zone terapeutiche abbiamo:
orecchio
embrione-feto
prenatale
raccolto e interno
patrimonio genetico
passato
mondo interno
piede
corpo adulto
postnatale
esteso ed esterno
viaggio-vita
orientamento
evoluzione-destino
futuro
mondo esterno
Nella Medicina Cinese esistono dei concetti che sembrano corrispondere adeguatamente alla polarità che si è andata delineando: mi riferisco alle energie ancestrali, cioè al patrimonio energetico che deriva dagli antenati e dagli archetipici Cielo-Terra (noi oggi faremmo riferimento alla struttura genetica), e alle energie di relazione (nutritive, atmosferiche e altro) che derivano dalle elaborazioni dell'ambiente esterno, dal cibo, dai rapporti. Queste considerazioni, dunque, potrebbere guidare verso una scelta maggiormente consapevole della zona da trattare nella terapia - pur essendo ognuna d'esse rappresentazione efficace dell'intero organismo: non sembra, infatti, privo di significato agire sul bagaglio delle intime energie strutturali e causali oppure sulle forze di elaborazione e trasformazione dell'ambiente esterno.

martedì, febbraio 14, 2006

Tonificare e disperdere.




L'infissione degli aghi, come già visto, di per sé indica il ripristino di una connessione fra Terra e cielo, fra yin e yang - la cui interruzione produce lo squilibrio e la malattia. Dopo di ciò esistono teorie e pratiche differenti sulla manipolazione dell'ago al fine di provocare un effetto piuttosto che un altro. Sostanzialmente l'agopuntura cerca di drenare gli eccessi e di compensare i difetti di energia vitale in un dato settore o punto dell'organismo: qualora vi sia un sovrappiù, la connessione simbolica con il Cielo ne permette la fuoriuscita centrifuga; nel caso di un deficit, il legame con la Terra permette di attrarre in essa in direzione centripeta gli elementi vitali mancanti. Generalmente, a grandi linee, si pensa che quanto più l'ago viene manipolato, ruotato, stimolato in modo energico, tanto più si produce una fuoriuscita centrifuga dell'energia - magari accentuata da una contemporanea e leggera sanguinazione. Viceversa, quanto meno viene toccato, quanto più delicata risulta la sua penetrazione ed estrazione, tanto più viene favorito un apporto energetico centripeto. C'è chi pensa che tale delicatezza di intervento debba essere sostenuta anche dalla brevità dello stesso - facendolo durare soltanto pochi istanti invece che alcuni minuti. Altro modo per produrre l'effetto tonificante è quello di utilizzare la cosiddetta "moxa", cioè la combustione di palline di Artemisia Vulgaris (in grado di produrre un'elevata quantità di calore) con o senza il contemporaneo uso dell'ago. In effetti, essendo l'inserzione degli aghi una sorta di piccolo "ferimento", cioè qualcosa di invasivo, quasi chirurgico, si reputa che sia più facile ottenere una dispersione che una tonificazione: cioè con gli aghi sarebbe più facile togliere che apportare energia. A ciò si può obiettare che in realtà un microstress come quello della penetrazione dell'ago può benissimo produrre una reazione contraria di tonicità, di compattezza, una attivazione energetica: insomma per valutare correttamente il tipo di risposta dell'organismo è senz'altro importante considerare l'entità dello stress. Riassumendo:
Tonificazione
manipolazione delicata
durata breve
temperatura calda
stress piccolo
intervento ridotto, mirato
Dispersione
manipolazione forte
durata protratta
temperatura fredda
stress rilevante
intervento esteso
Personalmente credo che queste indicazioni non debbano essere sempre e tutte pedissequamente seguite, essendo necessario adattarsi alla sensibilità del paziente, alla sua reattività, a varie e mutevoli condizioni. Rimane, comunque, sempre valido il principio che l'ago è un Asse del Mondo che crea un equilibrio fra gli opposti polari.

venerdì, gennaio 27, 2006

Aghi.



Nel nostro corpo esistono parti interne ed esterne, zone morbide e dure, anteriori e posteriori, situate in alto oppure in basso, eccetera. Si comprende facilmente come ogni opposizione polare quali quelle citate sia classificabile sotto le categorie dello yin oppure dello yang. L'idea straordinaria della medicina cinese è quella di intervenire sulla malattia - considerata come uno squilibrio della polarità energetica e simbolica del corpo - con l'introduzione di aghi filiformi, atti a ripristinare le condizioni di salute. In che modo? Osservando la struttura dell'ago per agopuntura si può osservare come essa sia significativa e simbolica: oltre alla 'punta' vera e propria, cioè il corpo dell'ago, il 'manico' consiste in un avvolgimento spiraleggiante che termina, in genere, con un cerchio, una propaggine circolare. La spirale è un chiaro simbolo del ciclo evolutivo, quale quello che deve condurre dalla malattia alla salute. Il cerchio nella filosofia cinese indica il Cielo, lo yang, l'energia. Dall'altro lato la punta dell'ago viene infissa nel corpo, cioè la Terra: ecco dunque che la penetrazione dello strumento dell'agopuntura ristabilisce il legame fra Cielo e Terra, quindi fra yang e yin, a somiglianza di un Asse del Mondo. La malattia, infatti, deriva proprio dall'interruzione di questo legame, di questa unione. Il fatto che gli aghi siano metallici depone a favore del loro significato alchemico e trasmutativo, oltre ad alludere anch'essi all'energia: secondo la filosofia cinese l'elemento "metallo" è in relazione con il Qi, con l'"anima corporea" che conferisce vitalità al fisico. Inoltre il "metallo", associato all'autunno, al bianco, al pianeta Venere, è anche sinonimo di purificazione e di eliminazione delle scorie, del superfluo o degli ostacoli.
In linea generale, dunque, ristabilendo con l'ago questo legame fra gli opposti polari, abbiamo che: se c'è un eccesso di energia corporea, terrestre, essa si disperde in senso centrifugo lungo il metallo e la spirale dello strumento terapeutico, fino a ripristinare il legame con il Cielo. Se, viceversa, c'è una carenza di energia, allora essa viene attirata dalla polarità "celeste" verso la Terra, dove penetra e si consolida nuovamente.

giovedì, gennaio 19, 2006

Misticismo e polarità.



Le forme di preghiera o di meditazione, se contrapposte alle attività non religiose, risultano essere più yin. Al contrario le attività concrete, sociali, fattivamente creative sono yang. Poiché la Terra come archetipo tende verso il Cielo e va verso la spiritualizzazione, l'evoluzione. Il Cielo, all'inverso - sempre in senso simbolico - si dirige verso la Terra e si dirige verso la materializzazione. Per questo motivo il misticismo e la religiosità sono yin. All'interno, poi, delle tecniche mistiche di apertura verso il divino, esistono delle forme più yin e più yang: quelle che accentuano la dissoluzione del corpo, l'immaginazione, la devozione, il distacco dalla materia sono yin. Questo tipo di misticismo è particolarmente presente nell'occidente, dove invece esiste una visione del mondo particolarmente materialistica rispetto alla quale, evidentemente, le ispirazioni mistico-religiose cercano una compensazione nell'opposta polarità. In oriente, particolarmente in estremo-oriente, il misticismo è più yang forse per gli stessi motivi di equilibrio della mentalità corrente: concentrato 'in basso', sul concreto, tendente a produrre il minimo di attività speculativa o emozionale. Lo possiamo vedere nelle tecniche meditative buddhiste dello zen o theravada, dove l'attenzione al respiro o altri elementi concreti servono a mantenere la mente concentrata sulla realtà attuale, presente, senza particolari divagazioni immaginative. Anzi, ogni visione o esperienza - pur non essendo rifiutata - viene semplicemente accolta, osservata, lasciata andare: non viene mai ricercata. Anche la posizione orientale del meditante è yang: esprime forza, fermezza, le mani e le gambe sono allacciate con attenzione, la postura intera è concentrata. L'orante occidentale, specialmente negli stati estatici o di colloquio con il divino, è invece inginocchiato con gesto di sottomissione, di arrendevolezza, spesso con le braccia e le mani aperte come in accoglienza o giunte nella supplica, comunque adottando una posizione e una gestualità morbida dove il rigore e la forza non giocano il ruolo decisivo. Naturalmente ogni forma di distinzione netta è limitante: resta inteso che la realtà contiene sempre gli opposti e, come nel simbolo del Tao, in ogni fattore polare c'è sempre anche l'altro estremo complementare.