martedì, novembre 14, 2006

Dalla cioccolata ad alcune riflessioni sullo Yin-yang.


Con il cacao le antiche popolazioni dell'America del Sud, Olmechi, Maya e Aztechi, preparavano una bevanda dal probabile significato rituale, utilizzata nelle cerimonie religiose: la cioccolata. Poi, gradualmente, a partire dal XVI-XVII secolo, la bevanda si è diffusa alla vecchia Europa ed è entrata nell'uso comune, con successive modificazioni e aggiunte, fino ad entrare in pasticceria sotto forma di barrette, guarnizioni, bon-bon eccetera, eccetera. Il cacao è una sostanza piuttosto Yin: la sua potenzialità è centrifuga, tendente all'espansione, e l'effetto è fortemente psichico, in parte per caratteristiche proprie, in parte per l'aggiunta dello zucchero, degli aromatizzanti, e di altro ancora. Come tutte le sostanze ad effetto Yin, il risultato fisiologico è il rilassamento e la perdita di coesione della struttura organica. Naturalmente dipende dalla quantità: in giuste dosi prevale il primo effetto in forma positiva, in dosi eccessive si tende al secondo effetto in senso negativo.
Per coloro che sono sorpresi dall'accostamento dei termini "espansione" e "forza centrifuga" con lo Yin invece che con lo Yang, faccio presente che questa valutazione segue il sistema giapponese divulgato dal Prof. Ohsawa. Faccio anche notare come nell'I Ching, l'antico testo di filosofia e di metafisica applicata dei Cinesi, la linea spezzata (quindi dal movimento centrifugo, non coeso) rappresenta Yin, mentre la linea intera (quindi centripeta, concentrata, coesa) è Yang. Inoltre i muscoli quando sono tesi e contratti sono Yang, mentre ove sono rilassati sono Yin. Per questi motivi se le caratteristiche di un fenomeno sono più "materializzate" esse risultano Yang, mentre quando sono più "psichiche" o "spiritualizzate" esse sono Yin.
Va sempre, inoltre, ricordato che il Cielo è Yang, mentre la Terra è Yin. Il movimento del Cielo, quindi, va verso la Terra e tende alla creazione-attività-concretizzazione-materializzazione. Il movimento della Terra è verso il Cielo e tende alla ricettività-passività-rilassamento-dematerializzazione.
Per tornare alla cioccolata e terminare questa stramba divagazione fra dolciumi e filosofia, bisogna dire che se il cacao ha un effetto Yin - quindi avente un movimento dalla Terra al Cielo (!) - risulta perfettamente spiegato il suo uso antico nelle cerimonie religiose...

giovedì, giugno 08, 2006

Vocali giapponesi.


La bussola yin-yang può veramente orientare su tutto e, nell'antichità, costituiva la base della Scienza e della civiltà intese in senso estremo-orientale: medicina, astronomia, architettura, politica, comportamento, alimentazione, danza, teatro... Fra il punto di vista cinese e quello giapponese, però, ci sono e c'erano differenze. Questo è legittimo e naturale, perché la dialettica yin-yang non esclude le opinioni contapposte: esse risulteranno sempre complementari da un punto d'osservazione più ampio, proprio come gli stessi yin e yang! Gli antichi saggi non temevano i conflitti, sapevano che essi sono apparenti e che possono sempre essere conciliati. Quando compaiono un conflitto o una contraddizione vuol dire che deve crescere la nostra visione, che dobbiamo aprirla e renderla più flessibile.
Detto ciò vorrei proporre alcune osservazioni sui fonemi della lingua giapponese, in particolare sulle vocali, che sono le stesse che abbiamo nella nostra lingua italiana - pronunciate più o meno nello stesso modo. Ebbene, la loro progressione - scritte dall'alto verso il basso - è diversa dalla nostra ed è la seguente: A, I, U, E, O. La nostra successione vocalica credo sia in relazione con l'apertura della bocca nel produrre la rispettiva fonazione: la pronuncia della A richiede la maggiore apertura e via, via, E-I-O-U, si va verso la maggiore chiusura. In giapponese credo che, invece, la successione sia determinata dal suono in sé - e non dalle caratteristiche che l'organo di fonazione assume nel produrlo. Anche la disposizione nella scrittura dall'alto verso il basso non direi che possa essere casuale: ogni particolare, in quella civiltà, scaturisce sicuramente da un'attenta valutazione delle cose. Da qui, fino al ritenere che lo yin-yang sia da prendere in considerazione anche in questo caso, il passo è breve! Probabilmente possiamo così interpretare (prescindendo dai caratteri scritti, che pure potrebbero essere analizzati): la vocale A è la più alta, la più disponibile verso l'energia del Cielo, e dunque è la più yin. Anche nello Yoga indiano, nella scienza dei mantra, il suo suono è considerato rilassante, avente la funzione di disporre all'abbandono, alla serenità, all'apertura, alla disponibilità. Viceversa la vocale O risulta nella disposizione giapponese la più vicina al Suolo, alla Terra. Quindi si tratta di un suono basso, "concreto", maschile, duro, yang. Per meglio esemplificare la successione di tutti e cinque i suoni vocalici:
A = infinito, espansione, smaterializzazione, apertura, crescita, coscienza, yin
I = energia psichica, interiore, volitiva
U = equilibrio, integrazione, fusione immaginativa e rappresentativa, concettualizzazione
E = energia "eterica", percettiva, sensoriale, vitale
O = limite, concentrazione, concretezza, materializzazione, creazione, ordine, yang
Si tratta, naturalmente, di una interpretazione. Mi sono aiutato anche utilizzando una suddivisione in "piani" o livelli di consapevolezza abbastanza in linea con le concezioni orientali. Non mi meraviglierei se, almeno nelle linee generali o nell'idea, essa risultasse un poco vicina alla realtà...

martedì, febbraio 28, 2006

Riflessologia plantare e auricoloterapia.





Uno dei concetti più interessanti della medicina olistica è quello che ogni parte del corpo contenga, in qualche modo, il tutto - come succede per i frattali o per gli ologrammi: un'idea che non è troppo lontana da alcuni assunti della fisica moderna o anche della genetica che, malgrado lo scientismo di queste discipline, ricordano i risultati filosofici, religiosi e scientifici delle antiche visioni del mondo.
In particolare, in ambito terapeutico, sempre relativamente alle medicine cosiddette alternative, alcune zone del corpo sembrano specialmente adatte a rappresentare l'intero organismo, la sua struttura, i suoi organi interni ed esterni. Mentre l'occhio dell'iridologia e il polso radiale in agopuntura hanno funzioni esclusivamente diagnostiche nel rappresentare la totalità del corpo, l'orecchio e il piede sono particolarmente adatti alla terapia, il primo tramite l'infissione degli aghi cinesi e il secondo per mezzo del massaggio oppure della stimolazione con il calore (per es.: con la moxa). Viene, però, da chiedersi: perché scegliere l'una o l'altra parte del corpo per la terapia se ambedue hanno effetto su tutto l'organismo? Tale scelta è soltanto il risultato della preferenza personale del terapeuta o del paziente, oppure può essere guidata da considerazioni più precise, mirate? Secondo me possono esservi delle osservazioni in grado di indirizzare la scelta della cosiddetta riflessologia plantare o dell'auricoloterapia e il principio della polarità può esserci di aiuto. Per esempio notiamo subito che per ciò che riguarda l'orecchio esso viene spesso paragonato - per la struttura e al proiezione su di esso della forma corporea - ad un embrione, ad un feto raccolto in sé stesso e con la testa verso il basso, quasi a ricordare al posizione prima della nascita. Sulla sua superficie vengono indicati punti precisi per la terapia, con particolareggiati riferimenti agli organi interni, alle ghiandole, al sistema nervoso, al cervello. All'opposto, per i piedi, abbiamo la raffigurazione del corpo adulto, con la spina dorsale ben estesa, in posizione eretta. I piedi, inoltre, nelle raffigurazioni orientali tradizionali, massimamente di origine indiana, raffigurano una sorta di geografia dell'organismo - spesso con l'accompagnamento di lettere sanscrite e disegni più o meno segnaletici o simbolici di zone significative, proprio come per una mappa: ciò ricorda il fatto che il piede è la parte del corpo che serve per viaggiare, per perlustrare il mondo; la geografia dei piedi sembra una geografia fisiologica che corrisponde in qualche modo a quella esterna del mondo - quasi che su di essi vi sia disegnata la mappa del percorso che dovranno seguire o quello che hanno seguito finora. Per esplicitare meglio la polarità delle due zone terapeutiche abbiamo:
orecchio
embrione-feto
prenatale
raccolto e interno
patrimonio genetico
passato
mondo interno
piede
corpo adulto
postnatale
esteso ed esterno
viaggio-vita
orientamento
evoluzione-destino
futuro
mondo esterno
Nella Medicina Cinese esistono dei concetti che sembrano corrispondere adeguatamente alla polarità che si è andata delineando: mi riferisco alle energie ancestrali, cioè al patrimonio energetico che deriva dagli antenati e dagli archetipici Cielo-Terra (noi oggi faremmo riferimento alla struttura genetica), e alle energie di relazione (nutritive, atmosferiche e altro) che derivano dalle elaborazioni dell'ambiente esterno, dal cibo, dai rapporti. Queste considerazioni, dunque, potrebbere guidare verso una scelta maggiormente consapevole della zona da trattare nella terapia - pur essendo ognuna d'esse rappresentazione efficace dell'intero organismo: non sembra, infatti, privo di significato agire sul bagaglio delle intime energie strutturali e causali oppure sulle forze di elaborazione e trasformazione dell'ambiente esterno.

martedì, febbraio 14, 2006

Tonificare e disperdere.




L'infissione degli aghi, come già visto, di per sé indica il ripristino di una connessione fra Terra e cielo, fra yin e yang - la cui interruzione produce lo squilibrio e la malattia. Dopo di ciò esistono teorie e pratiche differenti sulla manipolazione dell'ago al fine di provocare un effetto piuttosto che un altro. Sostanzialmente l'agopuntura cerca di drenare gli eccessi e di compensare i difetti di energia vitale in un dato settore o punto dell'organismo: qualora vi sia un sovrappiù, la connessione simbolica con il Cielo ne permette la fuoriuscita centrifuga; nel caso di un deficit, il legame con la Terra permette di attrarre in essa in direzione centripeta gli elementi vitali mancanti. Generalmente, a grandi linee, si pensa che quanto più l'ago viene manipolato, ruotato, stimolato in modo energico, tanto più si produce una fuoriuscita centrifuga dell'energia - magari accentuata da una contemporanea e leggera sanguinazione. Viceversa, quanto meno viene toccato, quanto più delicata risulta la sua penetrazione ed estrazione, tanto più viene favorito un apporto energetico centripeto. C'è chi pensa che tale delicatezza di intervento debba essere sostenuta anche dalla brevità dello stesso - facendolo durare soltanto pochi istanti invece che alcuni minuti. Altro modo per produrre l'effetto tonificante è quello di utilizzare la cosiddetta "moxa", cioè la combustione di palline di Artemisia Vulgaris (in grado di produrre un'elevata quantità di calore) con o senza il contemporaneo uso dell'ago. In effetti, essendo l'inserzione degli aghi una sorta di piccolo "ferimento", cioè qualcosa di invasivo, quasi chirurgico, si reputa che sia più facile ottenere una dispersione che una tonificazione: cioè con gli aghi sarebbe più facile togliere che apportare energia. A ciò si può obiettare che in realtà un microstress come quello della penetrazione dell'ago può benissimo produrre una reazione contraria di tonicità, di compattezza, una attivazione energetica: insomma per valutare correttamente il tipo di risposta dell'organismo è senz'altro importante considerare l'entità dello stress. Riassumendo:
Tonificazione
manipolazione delicata
durata breve
temperatura calda
stress piccolo
intervento ridotto, mirato
Dispersione
manipolazione forte
durata protratta
temperatura fredda
stress rilevante
intervento esteso
Personalmente credo che queste indicazioni non debbano essere sempre e tutte pedissequamente seguite, essendo necessario adattarsi alla sensibilità del paziente, alla sua reattività, a varie e mutevoli condizioni. Rimane, comunque, sempre valido il principio che l'ago è un Asse del Mondo che crea un equilibrio fra gli opposti polari.

venerdì, gennaio 27, 2006

Aghi.



Nel nostro corpo esistono parti interne ed esterne, zone morbide e dure, anteriori e posteriori, situate in alto oppure in basso, eccetera. Si comprende facilmente come ogni opposizione polare quali quelle citate sia classificabile sotto le categorie dello yin oppure dello yang. L'idea straordinaria della medicina cinese è quella di intervenire sulla malattia - considerata come uno squilibrio della polarità energetica e simbolica del corpo - con l'introduzione di aghi filiformi, atti a ripristinare le condizioni di salute. In che modo? Osservando la struttura dell'ago per agopuntura si può osservare come essa sia significativa e simbolica: oltre alla 'punta' vera e propria, cioè il corpo dell'ago, il 'manico' consiste in un avvolgimento spiraleggiante che termina, in genere, con un cerchio, una propaggine circolare. La spirale è un chiaro simbolo del ciclo evolutivo, quale quello che deve condurre dalla malattia alla salute. Il cerchio nella filosofia cinese indica il Cielo, lo yang, l'energia. Dall'altro lato la punta dell'ago viene infissa nel corpo, cioè la Terra: ecco dunque che la penetrazione dello strumento dell'agopuntura ristabilisce il legame fra Cielo e Terra, quindi fra yang e yin, a somiglianza di un Asse del Mondo. La malattia, infatti, deriva proprio dall'interruzione di questo legame, di questa unione. Il fatto che gli aghi siano metallici depone a favore del loro significato alchemico e trasmutativo, oltre ad alludere anch'essi all'energia: secondo la filosofia cinese l'elemento "metallo" è in relazione con il Qi, con l'"anima corporea" che conferisce vitalità al fisico. Inoltre il "metallo", associato all'autunno, al bianco, al pianeta Venere, è anche sinonimo di purificazione e di eliminazione delle scorie, del superfluo o degli ostacoli.
In linea generale, dunque, ristabilendo con l'ago questo legame fra gli opposti polari, abbiamo che: se c'è un eccesso di energia corporea, terrestre, essa si disperde in senso centrifugo lungo il metallo e la spirale dello strumento terapeutico, fino a ripristinare il legame con il Cielo. Se, viceversa, c'è una carenza di energia, allora essa viene attirata dalla polarità "celeste" verso la Terra, dove penetra e si consolida nuovamente.

giovedì, gennaio 19, 2006

Misticismo e polarità.



Le forme di preghiera o di meditazione, se contrapposte alle attività non religiose, risultano essere più yin. Al contrario le attività concrete, sociali, fattivamente creative sono yang. Poiché la Terra come archetipo tende verso il Cielo e va verso la spiritualizzazione, l'evoluzione. Il Cielo, all'inverso - sempre in senso simbolico - si dirige verso la Terra e si dirige verso la materializzazione. Per questo motivo il misticismo e la religiosità sono yin. All'interno, poi, delle tecniche mistiche di apertura verso il divino, esistono delle forme più yin e più yang: quelle che accentuano la dissoluzione del corpo, l'immaginazione, la devozione, il distacco dalla materia sono yin. Questo tipo di misticismo è particolarmente presente nell'occidente, dove invece esiste una visione del mondo particolarmente materialistica rispetto alla quale, evidentemente, le ispirazioni mistico-religiose cercano una compensazione nell'opposta polarità. In oriente, particolarmente in estremo-oriente, il misticismo è più yang forse per gli stessi motivi di equilibrio della mentalità corrente: concentrato 'in basso', sul concreto, tendente a produrre il minimo di attività speculativa o emozionale. Lo possiamo vedere nelle tecniche meditative buddhiste dello zen o theravada, dove l'attenzione al respiro o altri elementi concreti servono a mantenere la mente concentrata sulla realtà attuale, presente, senza particolari divagazioni immaginative. Anzi, ogni visione o esperienza - pur non essendo rifiutata - viene semplicemente accolta, osservata, lasciata andare: non viene mai ricercata. Anche la posizione orientale del meditante è yang: esprime forza, fermezza, le mani e le gambe sono allacciate con attenzione, la postura intera è concentrata. L'orante occidentale, specialmente negli stati estatici o di colloquio con il divino, è invece inginocchiato con gesto di sottomissione, di arrendevolezza, spesso con le braccia e le mani aperte come in accoglienza o giunte nella supplica, comunque adottando una posizione e una gestualità morbida dove il rigore e la forza non giocano il ruolo decisivo. Naturalmente ogni forma di distinzione netta è limitante: resta inteso che la realtà contiene sempre gli opposti e, come nel simbolo del Tao, in ogni fattore polare c'è sempre anche l'altro estremo complementare.

giovedì, gennaio 12, 2006

Lo yin-yang di Georges Ohsawa.


Credo che il Professor Ohsawa sia stato a suo modo un artista, un geniale divulgatore, un interprete innovativo della dialettica del Principio Unico, cioè della scienza orientale dello yin-yang. In qualche modo egli ha cercato di confermare certi concetti della tradizione cino-giapponese e di riattualizzarli in un linguaggio moderno e accessibile alla mentalità dell'occidente o, comunque, 'scientifica' secondo i parametri contemporanei. La sua opera può essere imperfetta e criticabile, così come il prodotto principale dei suoi sforzi - cioè l'alimentazione Macrobiotica - però non si può non riconoscere l'originalità e il fascino delle nuove formulazioni da lui proposte sulla dialettica degli estremi complementari. Mi riferisco soprattutto all'apparente o reale inversione di molte delle attribuzioni classiche alle categorie dello yin e dello yang, principalmente quella che identifica lo yin con il processo di espansione centrifuga e lo yang con quello di contrazione centripeta - ciò che normalmente nei testi di medicina cinese è espresso esattamente al contrario: lo yin contrae, lo yang espande. Eppure il ragionamento di Ohsawa sembra valido: lui, precisa, parla della struttura 'fisica' delle cose. Infatti, se yang è azione, movimento, energia, esso fonda soprattutto sulla capacità contrattile per esempio dei muscoli del corpo; se yin è passività, abbandono, ricettività, si esso basa sull'espansione, cioè sul rilassamento, degli stessi. Anche l'antichissimo Libro dei Mutamenti, l'I Ching, conferma almeno in parte queste sue asserzioni: le linee esagrammatiche di tipo yang sono dure (quindi compattezza, contrazione), mentre quelle yin sono morbide (perdita di consistenza, rilascio, espansione). Analogamente nell'I Ching lo yang è simboleggiato con linee intere (coesione) e lo yin con linee spezzate (separazione, allontanamento centrifugo).
Con un'entusiasmo analogo a quello dei grandi pensatori fine XIX/inizi XX secolo, Ohsawa - il cui vero nome è Nyoiti Sakurazawa - crea un sistema onnicomprensivo, che vuole spiegare tutto, che tutto vuole rendere possibile. Come già detto, recupera questo sistema dalla filosofia e dalla medicina estremo-orientale, ma sa dargli una nuova veste, vuole renderlo adatto ad inglobare la scienza occidentale, vuole creare nuovi orizzonti alla comprensione del mondo attraverso la riattualizzazione di antichissime verità. Secondo me in parte il suo tentativo è riuscito e la sua intuizione ha influito su molti movimenti naturisti, naturalisti, new age, alimentaristi, orientalisti, vegetariani e altro che hanno rappresentato qualcosa nel panorama culturale e conoscitivo degli ultimi decenni. Anche le sue originali formulazioni sono interessanti, suggestive e possono insegnare qualcosa anche al di là dei limiti - forse troppo ristretti - della teoria e pratica alimentare macrobiotica.

giovedì, dicembre 29, 2005

Empirismo.


Attualmente si ritiene che la medicina cinese abbia avuto origine da una serie di scoperte empiriche che, sistematizzate per secoli, hanno dato corpo ad una teoria fisiologica ispirata ai concetti filosofici orientali. A dire il vero non sono molto d'accordo con questa opinione. Mi spiego: 'empirico' significa sostanzialmente non-scientifico, indica cioè una conoscenza acquisita attraverso la pratica. Per fare un esempio possiamo ricordare quella storia secondo la quale, in Cina, un guerriero con un gran dolore ad una gamba fu colpito durante una battaglia da una freccia che lo ferì lievemente vicino al tallone; con sua grande sorpresa il dolore alla gamba diminuì e addirittura guarì. Questo episodio viene citato da qualche autore come emblematico della nascita dell'agopuntura: casualmente, insomma, venne scoperto che la puntura su una certa zona del corpo produceva un certo effetto e soltanto successivamente, attraverso una serie di osservazioni su casi analoghi, si sistematizzò la conoscenza e venne fuori il quadro teorico. Personalmente ho un'impressione diversa. La mia opinione è, naturalmente, indimostrabile, ma potrebbe essere considerata plausibile facendo una riflessione sul concetto di scienza nelle culture antiche: secondo me, a ben vedere, in queste culture la conoscenza veniva prima dell'esperienza concreta, derivando da una comprensione 'meditativa' e intuitiva della vita. Voglio spingermi ancor più in là: ritengo addirittura possibile che gli antichi cinesi percepissero il percorso dei canali energetici, che li vedessero... Quindi la loro 'scienza' non era tanto 'empirica', quanto profondamente connessa con la filosofia e derivante dalla consapevolezza di livelli di realtà che oggi non siamo più in grado di percepire o dimostrare. Naturalmente questa è un'ipotesi che la scienza odierna considererebbe quantomeno 'fantasiosa' e completamente al di fuori dalla realtà. Può darsi, ma non è così per me: questi tipi di ipotesi si ricollegano con altre e chiariscono molte cose che, altrimenti, risulterebbero incomprensibili o apparirebbero come troppo semplicistiche...

venerdì, dicembre 23, 2005

Fantasie yin-yang natalizie.



Poiché l'ottica yin-yang è particolarmente affascinante, non è difficile che - per gioco oppure sul serio - chi se ne interessa tenda ad applicarla ai campi più diversi, forse talvolta indebitamente, esagerando un poco. D'altra parte è anche un esercizio intellettuale, e non credo che sia particolarmente sbagliato, soprattutto quando si sa che ogni ragionamento in questo campo è relativo e può essere messo in discussione. Ebbene, lo confesso: quando mi trovo di fronte ad un binomio, ad una polarità, ad una coppia di concetti o di fenomeni, personalmente tendo ad interrogarmi su quale dei due termini è yin e quale yang. Essendo in periodo pre-natalizio, confesso anche un'altra cosa: da molti anni mi chiedo (mi vergogno un pò a scriverlo così, pubblicamente, ma lo faccio ugualmente per amore di condivisione) quale fra Albero di Natale e Presepe è più yin, quale più yang...! Intendo come fenomeni di costume, culturali, come simboli: non si può negare che essi, oggi, siano un binomio inscindibile e, quindi, rappresentino i termini di una polarità complementare. Ecco, allora, le mie fantasticherie al riguardo. L'Albero, verticale, rappresenta l'Asse del Mondo, il collegamento fra Cielo e Terra. Le sue luci, le palle colorate, gli oggetti, rappresentano i frutti che originano da questo legame fra Alto e Basso. In questo senso l'Albero è la Terra che, ricettiva al richiamo del Cielo che si produce durante il solstizio d'Inverno (rinascita della luce), si protende verso di esso offrendo tutte le sue possibilità, il suo nutrimento, i suoi frutti: una metafora dell'evoluzione della vita. Direi quindi che l'Albero, come espressione dell'energia della Terra, è yin. Il Presepe invece si collega facilmente al simbolismo della caverna, del ventre, del cuore. La sua dimensione è orizzontale, con i pastori, gli animali, le case, i paesaggi, che convergono tutti verso la grotta della natività. E' il Cielo che si incarna sulla Terra, che si manifesta. Il Presepe come forza celeste, come luce che appare, è yang. Tuttavia, nonostante queste a me sembrino le valenze principali, cioè quelle che descrivono il significato essenziale dei due simboli, la loro struttura - come forse avrete notato - è di segno opposto. Il Presepe, strutturalmente, essendo orizzontale come la Terra (è un paesaggio), essendo un ventre femminile nel quale e dal quale si produce la nascita, è yin. E' il corpo e la materia dove viene ad albergare la luce. Nello yin, insomma, si produce lo yang. L'Albero strutturalmente è yang, perché è verticale e ripropone l'altezza del Cielo, perché è un Asse che assomiglia alla spina dorsale (Du Mai), lungo la quale - sia nello Yoga che nel Qigong - ascende l'energia. In questa dimensione verticale e spirituale (yang) la materia (yin) produce frutti e si esprime.

martedì, dicembre 20, 2005

Stagioni ed esseri viventi.


Sappiamo che, per definizione, l'inverno è la stagione più yin: freddo, chiusura all'interno, 'morte' in senso più o meno lato (per esempio della vegetazione), buio. Teniamo anche presente che secondo la logica cinese antica l'inizio delle stagioni non coincide - come per noi - con i solstizi e gli equinozi, bensì questi ne sono il centro. L'inverno cinese, dunque, inizia circa un mese e mezzo prima del 21 dicembre, con piccole variazioni annuali: cioè in una data intorno ai primi giorni di novembre. Quindi la stagione comprende effettivamente tutta la fase della dissoluzione della vita naturale.

Ora osserviamo cosa accade agli esseri viventi durante questa stagione così yin: si proteggono, si contraggono, eliminano il superfluo - per esempio i liquidi, cercano e custodiscono il calore. In pratica, per equilibrarsi rispetto alla stagione invernale, ne valorizzano gli aspetti yang e tendono a diventare essi stessi più yang - più forti, attivi, caldi. Altrimenti non sopravvivrebbero! Se volessimo visualizzare il simbolo yin-yang, quello con la linea sinuosa che divide la parte chiara da quella scura e con il punto di colore opposto e complementare all'interno di ognuna, potremmo dire:
quando la parte oscura dell'ambiente naturale è al suo massimo, quindi in inverno, yin, gli esseri sono rappresentati dal punto chiaro, quindi sono yang;
quando, viceversa, la parte chiara ambientale raggiunge il suo massimo in estate, yang, gli esseri viventi si equilibrano diventando yin, quindi nello schema sono il punto oscuro.

martedì, dicembre 06, 2005

Breve divagazione su sogno e morte.


L'attività onirica, come già rappresentato, è yin rispetto alla vita di veglia attiva e concreta. Anche la morte è yin: gli elementi che costituivano quell'aggregato di coscienza e di costituenti più o meno materiali che è l'essere vivente si disgrega, e la dissoluzione è propriamente yin. E' yin anche il corpo che rimane, perché inattivo, mancante di energia spirituale, materico. La parte eterica di questo corpo è yin perché destinata - dopo un processo più o meno lungo - a disfarsi: è soltanto un simulacro, debole e inconsistente. Rimane un'anima-yang, luminosa e forte, non soggetta a decadimento, che ritorna alla sorgente-yang delle cose - il Cielo archetipico - per rigenerarsi. In un secondo tempo, avendo recuperato e rinnovato l'interezza della sua energia, ridiventa pienamente creativa e attiva, yang, ritrovando l'aspetto, la forma e il corpo di manifestazione.

giovedì, novembre 24, 2005

Interpretazione dei sogni.


Sia nella meditazione orientale che nelle tecniche auto-conoscitive sviluppate in occidente, credo che il tentativo sia sempre lo stesso: portare alla coscienza ciò che invece normalmente rimane sommerso. Nel linguaggio dei Wu Xing (Cinque Elementi) possiamo dire che si cerca di potenziare lo Shen, il Fuoco, la consapevolezza. Le tecniche orientali almeno ad un primo esamesono più 'yin', perché fortemente incentrate sull'abbandono, sul lasciare essere, sul non-agire. Quelle occidentali, invece, sono attive e - spesso - invasive, scompongono, analizzano, interpretano: essendo così direzionate sono più 'yang'. Oggi siamo nell'epoca della comunicazione globale e quindi - al di là dei rischi, dei guasti e dei lati negativi che sono davanti agli occhi di tutti - siamo di fronte al più vasto tentativo di integrazione della storia conosciuta. Il significato profondo della nostra epoca ci impone di ricercare la Via centrale, quella che tiene conto delle opposte culture e riesce a fonderle in una visione più ampia.Tornando al sogno e ai 5 elementi, direi che l'esperienza onirica nella sua totalità potrebbe corrispondere all'orbita dell'Acqua: fluida, mutevole, vitale, incontrollabile e, soprattutto, oscura, notturna, lunare, inconscia, yin. Questo potenziale, come per un'opera alchemica, va mutato in coscienza e consapevolezza: Shen, Fuoco, Sole. Ciò avviene attraverso la memoria del sogno (Hun, Legno, emersione dal profondo e dall'oscurità), il suo racconto (linguaggio, comunicazione, Fuoco), l'eliminazione dei dati meno pertinenti e la scelta e tesaurizzazione di quelli essenziali(Metallo, purificazione e raccolta), fino ad arrivare alla comprensione del sogno, cioè alla sua fruizione, all'utilizzo del suo significato riposto (Terra, centro, Via di mezzo, nutrimento). Questo tipo di procedimento, naturalmente, può applicarsi in generale alla dinamica autoconoscitiva, dove il punto di partenza è il 'sogno' in quanto 'illusione', 'ignoranza fondamentale'. Questo non priva di valore il sogno, e neanche l'illusione (Maya della filosofia indiana), ma riconosce in loro la qualità di 'fluido primordiale', di punto di partenza insomma per il lavoro dell'evoluzione. L'Acqua (illusione, desiderio, sogno, pulsione, specchio) è anche 'Acqua di Vita', e senza di essa non sarebbe possibile alcunché.

Sogni e yin-yang.


Il sogno è così affascinante perché costituisce un processo psichico sul quale non abbiamo controllo: pur riguardando la mente e la consapevolezza, il mondo onirico è un pò come quello dei processi fisiologici e biologici, al di fuori del controllo cosciente, quindi risulta misterioso e oscuro. Direi che è 'yin' rispetto alla coscienza di veglia, sicuramente più 'yang'. E' luna rispetto al sole, acqua rispetto al fuoco, specchio riflettente di fronte a soggetto luminoso. Difatti ci si 'specchia' nel sogno, da sempre si cerca di conoscere sé stessi per suo tramite. Anzi, potremmo dire che quando la coscienza ordinaria si apre al mondo onirico crea una sorta di equilibrio, di fusione fra gli opposti, che riproduce la comunicazione complementare yin-yang, Terra-Cielo, e, dunque, il cosiddetto stato 'naturale' dei taoisti, insomma la salute. Proprio questa integrazione fra osservatore (yang) e cosa osservata (yin), soggetto e oggetto, saggezza ed esperienza, hsing (spirito) e ming (vita), è alla base di molte delle tecniche alchemiche taoiste e orientali in genere, comprendendo anche lo yoga cinese e indiano, il buddismo, eccetera. Tutto ciò è talmente vero che il concetto di sogno può allargarsi, secondo queste discipline, abbracciando l'intera vita, l'intera manifestazione universale, nella quale la coscienza si specchia e si immerge per conoscere e ritrovare sé stessa. Ricordiamo anche Zhuang Zi (Chuang Tzu) che, sognando di essere una farfalla, al risveglio non sapeva più se era un uomo che aveva sognato d'essere la farfalla o la farfalla che ora sogna di essere l'uomo: nel paradosso del maestro taoista intravediamo la fusione e l'inseparabilità di yin-yang, dove consapevolezza soggettiva ed esperienza oggettiva non possono mai davvero essere separate perché, in fondo, sono la medesima cosa. Noi, dunque, siamo sogno, e il sogno è noi stessi. Possiamo dire che proprio per questi motivi gli eventi onirici possono essere guida alla diagnosi e alla terapia, perché rappresentano l'aspetto complementare della vita di veglia e ad essa corrispondono perfettamente, come la 'fodera' alla 'veste', 'li' a 'biao' – per utilizzare termini della medicina cinese. Anzi, mi azzarderei a dire che il sogno reso consapevole, lasciato emergere dalla profondità, è esso stesso terapia, senza bisogno di particolari interventi direzionatori da parte del sognatore o di un interprete esterno: l'emersione del sommerso e l'approfondimento del superficiale sono già, di per sé, via sicura d'integrazione ed equilibio.

Medici scalzi.


Non sono propriamente un operatore nel campo della Medicina Tradizionale Cinese, però mi occupo dell'argomento da tanti anni, a livello personale e come ricercatore interessato ai vari aspetti della tradizione orientale: religioni, filosofie, tecniche conoscitive e terapeutiche. In particolare, rispetto all'agopuntura, ho avuto diverse esperienze come paziente, ma anche come terapeuta negli anni in cui in Italia non c'era ancora una precisa legislazione e il settore non era ancora riservato ai soli medici. Anzi, si andava quasi fieri - con la protervia e l'ingenuità tipica dell'entusiasmo rivoluzionario di quel periodo (anni '70, primi '80) - di dichiararsi 'non-medici', 'medici-scalzi', quasi che la definizione richiamasse in qualche modo la 'non-azione' dei taoisti e l'umile libertà dei 'pellegrini d'Oriente' (per dirla con Hermann Hesse). Naturalmente oggi è tutto diverso, e preferisco identificarmi semplicemente come un appassionato di tematiche legate a tradizioni che, magari, attraverso un'integrazione, una 'conjunctio oppositorum', possano arricchire il nostro punto di vista di occidentali 'moderni'. Come appartenenti alla società del benessere (o del post-benessere!), potremmo cercare di concepire nuove forme di 'bene-essere', di star bene, e probabilmente l'Oriente - al di là degli approcci superficiali o delle fascinazioni passeggere - ha ancora molto da insegnare.

Grande Muraglia.


Una volta lessi un interessante giudizio sulla civiltà cinese, riguardante la sua capacità di introiettare le culture straniere integrandole e trasformandole. Si diceva - a titolo esemplificativo - che la Grande Muraglia non aveva mai avuto storicamente, all'opposto di quanto comunemente si pensa, la funzione di impedire agli invasori mongoli di penetrare in Cina, tutt'altro: era invece facilmente valicabile e, essendo troppo lunga, non era concretamente difendibile per tutta la sua straordinaria estensione. Però una funzione l'aveva lo stesso, importantissima: quella di creare una separazione simbolica, un confine al di fuori del quale c'erano i non-cinesi e all'interno la Cina Imperiale. Quando i mongoli riuscivano a penetrare nel territorio raggiungendo e conquistando la capitale, accadeva che nell'arco di una sola generazione finissero con l'assumere nome cinese, lingua cinese e cultura cinese, cioè venivano perfettamente integrati, mentre la Cina rimaneva sé stessa a dispetto degli invasori! Anche oggi, forse, sta accadendo qualcosa di analogo: la Cina sta accogliendo l'economia di mercato e la mentalità dell'occidente, anche la medicina scientifica occidentale, pur conservando la propria identità 'comunista' (odierna Grande Muraglia politica?) e recuperando la propria tradizione millenaria. Cosa succederà? Cosa diverrano in Cina gli 'invasori' venuti dall'Occidente? Chissà, forse la flessibilità di una grande antichissima cultura può, se non altro, far fruttificare i semi di un occidente che oggi ha perso gran parte del suo potenziale propulsivo e della sua idealità, restituendoli come giovani piante di qualcosa di nuovo...

Esterno-interno.


Nella Medicina Tradizionale Cinese, se ho correttamente compreso, la parte 'Nei' (interna) è più importante di quella 'Wai' (esterna), perché si occupa delle cause profonde della malattia, mentre l'altra è più in relazione con gli effetti o con le cause secondarie. Da quello che ne so il concetto è ripreso anche nelle arti marziali - Wu Shu - dove esistono discipline 'interne' (Taiqi, Qigong) che si basano sull'armonizzazione degli organi zang-fu e della mente, e discipline 'esterne' che invece mirano di più allo sviluppo e all'utilizzo della forza muscolare (Gong Fu). Anche nell'organizzazione militare e statale antica troviamo questa importante ripartizione. Per esempio i mongoli, i 'barbari' che tentavano di invadere la Cina, erano 'esterni', mentre la popolazione cinese era 'interna' (alla Grande Muraglia). E qui assistiamo ad un curioso (quanto frequente) ribaltamento dei concetti yin-yang, che testimonia la flessibilità e la possibile ricchezza dialettica del sistema: gli invasori erano considerati 'yin' pur essendo all'esterno, mentre i cinesi erano 'yang' all'interno. Questo perché i primi rappresentavano le forze dell'oscurità, della destabilizzazione, della disgregazione (yin). Quindi, in questo caso, 'esterno' somiglia all''esteriore' della nostra cultura, con i significati di dispersivo, accessorio, superficiale; 'interno' si avvicina ad 'interiore', con il senso di 'primario', 'centrale', 'spirituale'. Ho il sospetto che anche 'Nei' e 'Wai' dei Classici di medicina e delle arti marziali possano avere la stessa valenza: yang-luce-forza all'interno e yin-buio-corpo all'esterno. Una delle spiegazioni di questa caratteristica inversione di localizzazione dello yin e dello yang, la possiamo trovare nella filosofia e nella rappresentazione dell'universo secondo i cinesi: la Terra, infatti, 'sostiene', e il Cielo 'copre'. La Terra, il contenuto della manifestazione universale, mostra il lato esterno (corpo, materia), mentre il Cielo, 'contenitore' dell'universo, mostra il suo lato interno (spirito, energia). Lo vediamo nel cerchio (Cielo) che contiene il quadrato (Terra) raffigurato anche nelle antiche monete cinesi: fra il perimetro del cerchio e il quadrato c'è tutto lo spazio cosmico con i 10.000 esseri. Il cerchio-Cielo è all'esterno e mostra il lato interno, il quadrato-Terra è all'interno e mostra il lato esterno. Ambedue, aggiungerebbe un buddhista cinese, sono a guardar bene 'vuoti': oltre il perimetro esterno della moneta cinese c'è infatti il vuoto, oltre quello interno c'è il vuoto (la moneta è bucata al centro), quindi Cielo e Terra sono entrambi illusori. Qui mi fermo, perché mi rendo conto che a questo punto si può diventare molto, molto disorientati, a meno di non avere a disposizione e saper usare uno di quegli antichi 'pallottolieri' complicatissimi con i quali i cinesi facevano i calcoli astronomici, matematici, astrologici con una rapidità e una sicurezza sorprendenti.

lunedì, novembre 21, 2005

Indipendenza.


Certo è che, almeno apparentemente, sullo yin-yang c'è una grande confusione, una congerie di opinioni differenti e contrapposte: l'opinione della medicina cinese, dell'I Ching, quella della scuola macrobiotica, quella del tradizionalismo esoterico di Renée Guenon, e chissà quanti altri punti di vista. Ecco, si tratta proprio di questo: a mio parere ogni punto di osservazione ha una sua validità, una sua aderenza alla verità delle cose. Yin-yang è uno strumento interpretativo, una base sulla quale far fiorire la percezione e l'intuizione di una essenza che - per le caratteristiche proprie del pensiero estremo-orientale - deve poter avere anche dei risvolti pratici. Utilizzare, quindi, lo yin-yang per diagnosticare una malattia, per trovare una terapia, per l'alimentazione, per orientare una struttura o una costruzione abitativa, per comprendere una situazione, per seguire una giusta via, un comportamento corretto. Forse l'errore sta nel ritenere che si tratti di categorie fisse, mentre yin e yang variano continuamente, come la vita. All'inizio, quando si impara, è naturale fondare l'apprendimento su esempi e classificazioni stabilite; non così bisogna fare in seguito, quando si è assimilata la materia. In sintesi yin-yang è il sestante per seguire la via, è lo strumento per attingere all'intuizione profonda delle cose: per questo motivo l'interpretazione è libera e mutevole, perché - come la saggezza - sa trovare il valore concreto nelle circostanze che si trasformano costantemente, sa comprendere il significato riposto nell'istante presente.

martedì, novembre 15, 2005

Farmacopea cinese - il Ginseng.


Mi colpisce parecchio la capacità della farmacopea cinese di utilizzare praticamente TUTTO come farmaco, riuscendo a rintracciare le proprietà terapeutiche delle più varie sostanze minerali, vegetali e animali. Trovo straordinario che queste proprietà siano state accuratamente conosciute e catalogate da millenni con l'utilizzo una logica che differisce notevolmente da quella della nostra scienza moderna e, soprattutto, non ricorrendo ad analisi di laboratorio, ma alla semplice osservazione secondo i criteri della Medicina Tradizionale Cinese.

Per esempio, in occidente oggi conosciamo abbastanza bene il Ginseng. Il nome cinese è Ren Shen, il cui significato credo sia più o meno 'radice-uomo' a causa della sua forma vagamente antropomorfa. La Tradizione riconosce a questa pianta delle caratteristiche di grande efficacia, che anche il nome botanico in latino esprime bene: Panax Ginseng, la 'Panacea' o 'rimedio per tutti i mali'. Riflettendo su questa attribuzione di così elevato valore, viene da chiedersi in che modo i cinesi l'abbiano potuta riscontrare. Di solito si pensa che questo tipo di osservazioni siano empiriche, cioè dovute soltanto all'esperienza: come dire che certe proprietà si sono trovate casualmente e poi sono state convalidate e perfezionate dall'esperienza e dall'uso. Tuttavia è probabile che gli antichi sistemi di conoscenza - nei quali rientrano senza dubbio quelli della MTC - non procedessero realmente in questa maniera: l'antica scienza era perfettamente integrata con la filosofia, mentre i simboli, le analogie e la logica sintetica basata su una profonda visione del mondo costituivano guide sicure per l'osservazione dei fenomeni e la loro comprensione. Cos'altro sono yin e yang, i cinque elementi, le sei energie, eccetera, se non categorie simboliche, al tempo stesso capaci di donare chiara conoscenza intelletiva e indirizzo concreto all'azione?

Per tornare al Ginseng, le virtù terapeutiche che la Tradizione riconosce in esso sono all'incirca le seguenti:
1) tonifica lo Yuan Qi
2) tonifica Qi e sangue
3) genera i fluidi corporei
4) pacifica lo Shen (spirito, mente)
5) tonifica Milza e Polmoni
6) stimola la funzione sessuale
7) cura le sindromi con contemporanea deficienza di Qi e attacco di fattori patogeni esterni, Xie Qi.
La domanda è: al di là delle possibili osservazioni empiriche (pure utilizzate dall'antica medicina, che certo non disdegnava lo spirito pratico e la sperimentazione), come queste virtù potrebbero essere state scoperte? A mio parere un suggerimento può venire proprio dalla già citata forma della radice: in essa si può riconoscere un 'uomo', una sorta di 'homunculus'. Ricordiamo l'importanza che per la filosofia e la scienza cinesi riveste la Grande Triade, cioè il ternario Cielo – Uomo - Terra. Ebbene, il Ren Shen con la sua struttura sembra raffigurare concretamente il termine intermedio di essa, l'Uomo, il centro, il mediatore fra Alto e Basso, fra Yin e Yang, l’elemento dell’equilibrio. Già da questo possiamo spiegarci alcune delle indicazioni tradizionali del Ginseng, per esempio il rapporto con lo Yuan Qi e la tonificazione della Milza. Lo Yuan Qi, infatti, è 'energia originaria', sorgente stessa della vita, detta del 'Cielo Anteriore', cioè - diciamo - prenatale, genetica. Una radice, di per sé stessa simbolo dell'origine, all'interno della Terra (simbolicamente uguale al ventre e allo stato prenatale) e con una forma 'umana', cos'altro può 'tonificare' se non il Qi primordiale e originario dell'Uomo? E la Milza come organo profondo appartenente all'elemento Terra che contiene l'anzidetta radice, non è essa stessa centro dei 5 elementi, come l'Uomo lo è del ternario Cielo - Uomo - Terra? Se il Ren Shen, poi, tonifica il centro come Mediatore fra Alto e Basso, il suo effetto non può che essere l'armonizzazione degli altri due termini: nel corpo fisico-energetico ciò può alludere all'equilibrio del Riscaldatore Medio che influenza il Riscaldatore Inferiore e Superiore... Da qui l'effetto sui liquidi, il sangue e la funzione sessuale (Riscaldatore Inferiore), sulla Milza (Riscaldatore Medio) e sui Polmoni e il Qi(Riscaldatore Superiore).

Proseguendo il ragionamento, non è difficile spiegare anche le altre attribuzioni terapeutiche: è necessario ricordare, infatti, che la radice-umana all'interno del ventre terrestre indica con precisione l'origine della vita, il feto, lo stato pre-natale. Essendo questa condizione quella di massima protezione per la vita, di interezza e completezza prima dell'impatto con il mondo esterno, è naturale che il Ren Shen come farmaco contribuisca positivamente sia alla 'pacificazione della mente (Shen)', sia alla risoluzione dei casi in cui c'è deficienza di Qi all'interno e attacco di fattori patogeni dall'esterno.In sintesi, poi, per i motivi analogico-simbolici già illustrati, il Ren Shen potenzia la nascita, anzi la ri-nascita, cioè il rinnovamento dell'organismo, e ciò spiega la sua valenza complessiva di Panacea, 'Panax Ginseng'.

Maurizio

lunedì, novembre 14, 2005

Tai Ji Quan.


Per ciò che riguarda il carattere 'Ji' di Tai-ji devo dire che trovo piuttosto interessante la sua, diciamo, struttura etimologica. Affermo questo non perché io conosca il cinese, bensì perché sono molto interessato ai simboli e, quando riesco a trovare delle informazioni su un ideogramma, mi piace fantasticarci sopra cercando di rintracciarne i significati riposti.

L'ideogramma 'Ji', dunque, è composto di un radicale posto a sinistra che vuol dire 'legno', mentre a destra una struttura più complessa, con i radicali per 'mani', 'bocca' e quello raffigurante l'uomo fra cielo e terra. Questa parte destra sembra che implichi l'idea di sforzo, lotta, ansietà. Tutto insieme l'ideogramma Ji ha il significato di principio o punto estremo, ultimo.

Secondo me, a titolo di speculazione personale (non avendo maggiori conoscenze linguistiche), il radicale 'legno' sta a raffigurare proprio l'inizio, la primavera, la nascita, il principio, l'ascesa dell'energia. La parte destra dell'ideogramma specifica che tale principio riguarda la presenza dell'uomo nell'equilibrio cosmico degli opposti e la sua particolare attività che si esplica soprattutto con la parola (bocca) e la mano (azione concreta). Molti miti della creazione in tutte le antiche culture descrivono talvolta l'origine dell'universo e la comparsa dell'uomo come la 'separazione dei genitori mitici', appunto Cielo e Terra. Nel simbolico 'caos' primigenio tutte le cose sono miticamente mescolate, sono indifferenziate, i genitori mitici sono abbracciati in un amplesso creativo e indistinto. La particolarità dell'uomo è proprio di differenziare, di distinguere e successivamente unire - in altre parole di 'capire', essere cosciente. Lo fa con la 'bocca', dando un nome alle cose, cioè utilizzando la mente, e con la 'mano' che interviene nella struttura del mondo modificandola. Il vero principio della creazione, insomma, è quando l'uomo diviene consapevole di sé e di ciò che lo circonda: ciò, come nel significato etimologico accennato, implica lo sforzo, l'ansietà, come per un parto. 'Tai Ji', dunque, 'il Principio Supremo', potrebbe riferirsi proprio a quel momento, quello della nascita della... Coscienza.

Mentre scrivo mi viene in mente che quanto dico può direttamente collegarsi con un esagramma dell'I Ching (mi si passi la trascrizione), il numero 3, dove viene proprio indicata questa attività dell'uomo di distinguere, unire, ordinare nell'ambito della fase iniziale delle cose.In definitiva, mi piace pensare che il Tai Ji Quan, la 'Boxe del Grande Principio Supremo', possa raffigurare con il suo caratteristico movimento di danza proprio questo intervento dell'Uomo all'interno della Grande Triade, questa 'separazione dei genitori mitici' alla ricerca di una dimensione equilibrata e consapevole e, quindi, indipendente, libera.

Maurizio

Tè e caffè.


Quale potrebbe essere l'effettiva differenziazione fra tè e caffè secondo la logica della Medicina Tradizionale Cinese, cioè la 'bussola' dello yin-yang?.

La prima riflessione che viene da fare è che si tratta, in tutt'e due i casi, di bevande che sollecitano le componenti 'yang' dell'organismo: questo perché si tratta di sostanze psicostimolanti, cioè che eccitano il sistema nervoso centrale riducendo l'affaticamento, potenziando le capacità attentive, riducendo il sonno, eccetera. Sappiamo, poi, che la teina e la caffeina sono chimicamente uguali, cioè si tratta della stessa cosa, nonostante il nome diverso.

Tuttavia, a queste osservazioni generali, aggiungerei le seguenti:

- le sostanze che creano dipendenza, come in parte accade per queste in esame, hanno in ultima analisi una caratteristica fortemente 'yin'. Il concetto stesso di dipendere è 'yin', contrario rispetto alla creatività e alla libertà relativa dello 'yang' (relativa in senso logico, per la presenza di un opposto complementare). In altri termini l'eccesso di caffè o tè, generando assuefazione e dipendenza oltre che sovrastimolazione del sistema nervoso - può abbastanza facilmente produrre effetti molto 'yin', per esempio sonno, stanchezza, logorìo nervoso.

- Non si può pensare che il tè e il caffè siano uguali soltanto perché contengono la stessa sostanza attiva. Dal punto di vista estremo-orientale, infatti, le differenziazioni si fanno attraverso una attenta osservazione che prescinde dalle caratteristiche chimiche ed organolettiche, altrimenti essenziali per la moderna scienza occidentale. Queste caratteristiche possono integrare le valutazioni della MTC, ma non possono sostituirle. Cerco, dunque, di capire i termini di questa differenziazione nel caso delle bevande in questione. Naturalmente le osservazioni che seguono sono personali e possono essere incomplete o addirittura errate dal punto di vista di un vero terapeuta di MTC. Diciamo che qui mi diverto a fare due chiacchere sull'argomento.

1) Il caffè è ricavato dai semi dell'omonima pianta, mentre il tè è ricavato dalle foglie della pianta del tè. Secondo me il seme è più yang della foglia, che invece è più yin: il seme è portatore di una forte dose di energia condensata (quella della riproduzione della pianta) che sta per esprimersi ed espandersi attivamente, mentre la foglia - pur essenziale per la respirazione e l'acquisizione di Qi - è passiva, caduca, destinata ad essere sostituita. Potremmo anche dire che la natura di un seme è 'calda' o 'tiepida' perché contiene la vita, mentre la natura di una foglia è 'fresca' (lo capiamo bene in estate).

2) Anche culturalmente, dal punto di vista dei costumi, il caffè è più collegato all'attività, alla vita lavorativa, alla frenesia del movimento: soprattutto l''espresso' che - anche nel nome - suggerisce una certa rapidità: stiamo quindi parlando dello yang. Il tè, invece, si colloca meglio nelle pause distensive, necessita dell'interruzione dell'attività e lo sanno bene gli inglesi, degustatori di tè per tradizione. Il tè, inoltre, è una bevanda dissetante, cosa che non può dirsi del caffè. E', insomma, più yin.

Riassumendo: tè e caffè in dosi moderate sono yang, perché stimolano, perché contengono l'energia del Fuoco trasmessa loro dalla tostatura e anche dal clima in cui crescono le rispettive piante. Confrontando le due bevande come parte di un binomio, dovremmo dire che il caffè è più yang e il tè è più yin. In questo senso il tè sembra essere più equilibrato: alle componenti stimolanti, unisce un certo relax e la proprietà dissetante.

Maurizio