lunedì, novembre 21, 2005

Indipendenza.


Certo è che, almeno apparentemente, sullo yin-yang c'è una grande confusione, una congerie di opinioni differenti e contrapposte: l'opinione della medicina cinese, dell'I Ching, quella della scuola macrobiotica, quella del tradizionalismo esoterico di Renée Guenon, e chissà quanti altri punti di vista. Ecco, si tratta proprio di questo: a mio parere ogni punto di osservazione ha una sua validità, una sua aderenza alla verità delle cose. Yin-yang è uno strumento interpretativo, una base sulla quale far fiorire la percezione e l'intuizione di una essenza che - per le caratteristiche proprie del pensiero estremo-orientale - deve poter avere anche dei risvolti pratici. Utilizzare, quindi, lo yin-yang per diagnosticare una malattia, per trovare una terapia, per l'alimentazione, per orientare una struttura o una costruzione abitativa, per comprendere una situazione, per seguire una giusta via, un comportamento corretto. Forse l'errore sta nel ritenere che si tratti di categorie fisse, mentre yin e yang variano continuamente, come la vita. All'inizio, quando si impara, è naturale fondare l'apprendimento su esempi e classificazioni stabilite; non così bisogna fare in seguito, quando si è assimilata la materia. In sintesi yin-yang è il sestante per seguire la via, è lo strumento per attingere all'intuizione profonda delle cose: per questo motivo l'interpretazione è libera e mutevole, perché - come la saggezza - sa trovare il valore concreto nelle circostanze che si trasformano costantemente, sa comprendere il significato riposto nell'istante presente.

martedì, novembre 15, 2005

Farmacopea cinese - il Ginseng.


Mi colpisce parecchio la capacità della farmacopea cinese di utilizzare praticamente TUTTO come farmaco, riuscendo a rintracciare le proprietà terapeutiche delle più varie sostanze minerali, vegetali e animali. Trovo straordinario che queste proprietà siano state accuratamente conosciute e catalogate da millenni con l'utilizzo una logica che differisce notevolmente da quella della nostra scienza moderna e, soprattutto, non ricorrendo ad analisi di laboratorio, ma alla semplice osservazione secondo i criteri della Medicina Tradizionale Cinese.

Per esempio, in occidente oggi conosciamo abbastanza bene il Ginseng. Il nome cinese è Ren Shen, il cui significato credo sia più o meno 'radice-uomo' a causa della sua forma vagamente antropomorfa. La Tradizione riconosce a questa pianta delle caratteristiche di grande efficacia, che anche il nome botanico in latino esprime bene: Panax Ginseng, la 'Panacea' o 'rimedio per tutti i mali'. Riflettendo su questa attribuzione di così elevato valore, viene da chiedersi in che modo i cinesi l'abbiano potuta riscontrare. Di solito si pensa che questo tipo di osservazioni siano empiriche, cioè dovute soltanto all'esperienza: come dire che certe proprietà si sono trovate casualmente e poi sono state convalidate e perfezionate dall'esperienza e dall'uso. Tuttavia è probabile che gli antichi sistemi di conoscenza - nei quali rientrano senza dubbio quelli della MTC - non procedessero realmente in questa maniera: l'antica scienza era perfettamente integrata con la filosofia, mentre i simboli, le analogie e la logica sintetica basata su una profonda visione del mondo costituivano guide sicure per l'osservazione dei fenomeni e la loro comprensione. Cos'altro sono yin e yang, i cinque elementi, le sei energie, eccetera, se non categorie simboliche, al tempo stesso capaci di donare chiara conoscenza intelletiva e indirizzo concreto all'azione?

Per tornare al Ginseng, le virtù terapeutiche che la Tradizione riconosce in esso sono all'incirca le seguenti:
1) tonifica lo Yuan Qi
2) tonifica Qi e sangue
3) genera i fluidi corporei
4) pacifica lo Shen (spirito, mente)
5) tonifica Milza e Polmoni
6) stimola la funzione sessuale
7) cura le sindromi con contemporanea deficienza di Qi e attacco di fattori patogeni esterni, Xie Qi.
La domanda è: al di là delle possibili osservazioni empiriche (pure utilizzate dall'antica medicina, che certo non disdegnava lo spirito pratico e la sperimentazione), come queste virtù potrebbero essere state scoperte? A mio parere un suggerimento può venire proprio dalla già citata forma della radice: in essa si può riconoscere un 'uomo', una sorta di 'homunculus'. Ricordiamo l'importanza che per la filosofia e la scienza cinesi riveste la Grande Triade, cioè il ternario Cielo – Uomo - Terra. Ebbene, il Ren Shen con la sua struttura sembra raffigurare concretamente il termine intermedio di essa, l'Uomo, il centro, il mediatore fra Alto e Basso, fra Yin e Yang, l’elemento dell’equilibrio. Già da questo possiamo spiegarci alcune delle indicazioni tradizionali del Ginseng, per esempio il rapporto con lo Yuan Qi e la tonificazione della Milza. Lo Yuan Qi, infatti, è 'energia originaria', sorgente stessa della vita, detta del 'Cielo Anteriore', cioè - diciamo - prenatale, genetica. Una radice, di per sé stessa simbolo dell'origine, all'interno della Terra (simbolicamente uguale al ventre e allo stato prenatale) e con una forma 'umana', cos'altro può 'tonificare' se non il Qi primordiale e originario dell'Uomo? E la Milza come organo profondo appartenente all'elemento Terra che contiene l'anzidetta radice, non è essa stessa centro dei 5 elementi, come l'Uomo lo è del ternario Cielo - Uomo - Terra? Se il Ren Shen, poi, tonifica il centro come Mediatore fra Alto e Basso, il suo effetto non può che essere l'armonizzazione degli altri due termini: nel corpo fisico-energetico ciò può alludere all'equilibrio del Riscaldatore Medio che influenza il Riscaldatore Inferiore e Superiore... Da qui l'effetto sui liquidi, il sangue e la funzione sessuale (Riscaldatore Inferiore), sulla Milza (Riscaldatore Medio) e sui Polmoni e il Qi(Riscaldatore Superiore).

Proseguendo il ragionamento, non è difficile spiegare anche le altre attribuzioni terapeutiche: è necessario ricordare, infatti, che la radice-umana all'interno del ventre terrestre indica con precisione l'origine della vita, il feto, lo stato pre-natale. Essendo questa condizione quella di massima protezione per la vita, di interezza e completezza prima dell'impatto con il mondo esterno, è naturale che il Ren Shen come farmaco contribuisca positivamente sia alla 'pacificazione della mente (Shen)', sia alla risoluzione dei casi in cui c'è deficienza di Qi all'interno e attacco di fattori patogeni dall'esterno.In sintesi, poi, per i motivi analogico-simbolici già illustrati, il Ren Shen potenzia la nascita, anzi la ri-nascita, cioè il rinnovamento dell'organismo, e ciò spiega la sua valenza complessiva di Panacea, 'Panax Ginseng'.

Maurizio

lunedì, novembre 14, 2005

Tai Ji Quan.


Per ciò che riguarda il carattere 'Ji' di Tai-ji devo dire che trovo piuttosto interessante la sua, diciamo, struttura etimologica. Affermo questo non perché io conosca il cinese, bensì perché sono molto interessato ai simboli e, quando riesco a trovare delle informazioni su un ideogramma, mi piace fantasticarci sopra cercando di rintracciarne i significati riposti.

L'ideogramma 'Ji', dunque, è composto di un radicale posto a sinistra che vuol dire 'legno', mentre a destra una struttura più complessa, con i radicali per 'mani', 'bocca' e quello raffigurante l'uomo fra cielo e terra. Questa parte destra sembra che implichi l'idea di sforzo, lotta, ansietà. Tutto insieme l'ideogramma Ji ha il significato di principio o punto estremo, ultimo.

Secondo me, a titolo di speculazione personale (non avendo maggiori conoscenze linguistiche), il radicale 'legno' sta a raffigurare proprio l'inizio, la primavera, la nascita, il principio, l'ascesa dell'energia. La parte destra dell'ideogramma specifica che tale principio riguarda la presenza dell'uomo nell'equilibrio cosmico degli opposti e la sua particolare attività che si esplica soprattutto con la parola (bocca) e la mano (azione concreta). Molti miti della creazione in tutte le antiche culture descrivono talvolta l'origine dell'universo e la comparsa dell'uomo come la 'separazione dei genitori mitici', appunto Cielo e Terra. Nel simbolico 'caos' primigenio tutte le cose sono miticamente mescolate, sono indifferenziate, i genitori mitici sono abbracciati in un amplesso creativo e indistinto. La particolarità dell'uomo è proprio di differenziare, di distinguere e successivamente unire - in altre parole di 'capire', essere cosciente. Lo fa con la 'bocca', dando un nome alle cose, cioè utilizzando la mente, e con la 'mano' che interviene nella struttura del mondo modificandola. Il vero principio della creazione, insomma, è quando l'uomo diviene consapevole di sé e di ciò che lo circonda: ciò, come nel significato etimologico accennato, implica lo sforzo, l'ansietà, come per un parto. 'Tai Ji', dunque, 'il Principio Supremo', potrebbe riferirsi proprio a quel momento, quello della nascita della... Coscienza.

Mentre scrivo mi viene in mente che quanto dico può direttamente collegarsi con un esagramma dell'I Ching (mi si passi la trascrizione), il numero 3, dove viene proprio indicata questa attività dell'uomo di distinguere, unire, ordinare nell'ambito della fase iniziale delle cose.In definitiva, mi piace pensare che il Tai Ji Quan, la 'Boxe del Grande Principio Supremo', possa raffigurare con il suo caratteristico movimento di danza proprio questo intervento dell'Uomo all'interno della Grande Triade, questa 'separazione dei genitori mitici' alla ricerca di una dimensione equilibrata e consapevole e, quindi, indipendente, libera.

Maurizio

Tè e caffè.


Quale potrebbe essere l'effettiva differenziazione fra tè e caffè secondo la logica della Medicina Tradizionale Cinese, cioè la 'bussola' dello yin-yang?.

La prima riflessione che viene da fare è che si tratta, in tutt'e due i casi, di bevande che sollecitano le componenti 'yang' dell'organismo: questo perché si tratta di sostanze psicostimolanti, cioè che eccitano il sistema nervoso centrale riducendo l'affaticamento, potenziando le capacità attentive, riducendo il sonno, eccetera. Sappiamo, poi, che la teina e la caffeina sono chimicamente uguali, cioè si tratta della stessa cosa, nonostante il nome diverso.

Tuttavia, a queste osservazioni generali, aggiungerei le seguenti:

- le sostanze che creano dipendenza, come in parte accade per queste in esame, hanno in ultima analisi una caratteristica fortemente 'yin'. Il concetto stesso di dipendere è 'yin', contrario rispetto alla creatività e alla libertà relativa dello 'yang' (relativa in senso logico, per la presenza di un opposto complementare). In altri termini l'eccesso di caffè o tè, generando assuefazione e dipendenza oltre che sovrastimolazione del sistema nervoso - può abbastanza facilmente produrre effetti molto 'yin', per esempio sonno, stanchezza, logorìo nervoso.

- Non si può pensare che il tè e il caffè siano uguali soltanto perché contengono la stessa sostanza attiva. Dal punto di vista estremo-orientale, infatti, le differenziazioni si fanno attraverso una attenta osservazione che prescinde dalle caratteristiche chimiche ed organolettiche, altrimenti essenziali per la moderna scienza occidentale. Queste caratteristiche possono integrare le valutazioni della MTC, ma non possono sostituirle. Cerco, dunque, di capire i termini di questa differenziazione nel caso delle bevande in questione. Naturalmente le osservazioni che seguono sono personali e possono essere incomplete o addirittura errate dal punto di vista di un vero terapeuta di MTC. Diciamo che qui mi diverto a fare due chiacchere sull'argomento.

1) Il caffè è ricavato dai semi dell'omonima pianta, mentre il tè è ricavato dalle foglie della pianta del tè. Secondo me il seme è più yang della foglia, che invece è più yin: il seme è portatore di una forte dose di energia condensata (quella della riproduzione della pianta) che sta per esprimersi ed espandersi attivamente, mentre la foglia - pur essenziale per la respirazione e l'acquisizione di Qi - è passiva, caduca, destinata ad essere sostituita. Potremmo anche dire che la natura di un seme è 'calda' o 'tiepida' perché contiene la vita, mentre la natura di una foglia è 'fresca' (lo capiamo bene in estate).

2) Anche culturalmente, dal punto di vista dei costumi, il caffè è più collegato all'attività, alla vita lavorativa, alla frenesia del movimento: soprattutto l''espresso' che - anche nel nome - suggerisce una certa rapidità: stiamo quindi parlando dello yang. Il tè, invece, si colloca meglio nelle pause distensive, necessita dell'interruzione dell'attività e lo sanno bene gli inglesi, degustatori di tè per tradizione. Il tè, inoltre, è una bevanda dissetante, cosa che non può dirsi del caffè. E', insomma, più yin.

Riassumendo: tè e caffè in dosi moderate sono yang, perché stimolano, perché contengono l'energia del Fuoco trasmessa loro dalla tostatura e anche dal clima in cui crescono le rispettive piante. Confrontando le due bevande come parte di un binomio, dovremmo dire che il caffè è più yang e il tè è più yin. In questo senso il tè sembra essere più equilibrato: alle componenti stimolanti, unisce un certo relax e la proprietà dissetante.

Maurizio